La Storia

Egitto

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Egitto
Egitto – Bandiera Egitto - Stemma
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Egitto - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Araba d’Egitto
Nome ufficiale arabo: جمهوريّة مصر العربيّة‎
Lingue ufficiali arabo (var. egiziano)
Altre lingue francese, inglese
Capitale Il Cairo  (Tra 15.000.000 e 18.000.000 ab.)
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale de iure (Dittatura militare de facto)
Presidente Muhammad Husayn Ṭanṭāwī (in qualità di Comandante del Consiglio Supremo delle Forze Armate)
Primo Ministro ʿIṣām Sharaf in carica dal 3 marzo 2011
Indipendenza Dal Regno Unito nel 1922
Ingresso nell’ONU 24 ottobre 1945 1
Superficie
Totale 1.001.449 km² (29º)
 % delle acque 0,6 %
Popolazione
Totale 77.505.756 ab. (2005) (15º)
Densità 77 ab./km²
Geografia
Continente Africa e Asia
Fuso orario UTC +2
Economia
Valuta Lira egiziana
PIL (PPA) 468.997 milioni di $  (26º)
PIL pro capite (PPA) 6.354 $  (2010)  (103º)
ISU (2010) 0,620 (medio) (101º)
Varie
TLD .eg
Prefisso tel. +20
Sigla autom. ET
Inno nazionale Biladī (Patria mia)
Festa nazionale 23 luglio
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1È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all’ONU nel 1945.
 

La Repubblica Araba d’Egitto (arabo: جمهوريّة مصر العربيّة, Jumhūriyya Misr al-ʿArabiyya ascolta[?·info], dove con مصر, Miṣr, si intende l’Egitto) è uno Stato del Nord Africa. Include la Penisola del Sinai, il che rende l’Egitto un paese che fa parte anche dell’Asia. La principale parte abitata del paese si estende ai lati del fiume Nilo. Vaste aree dell’Egitto sono coperte dalle sabbie del Sahara e sono disabitate.

L’Egitto confina ad ovest con la Libia, a sud con il Sudan, a nord-est con Israele e la Striscia di Gaza ed è bagnato ad est dal Mar Rosso e a nord dal Mar Mediterraneo. La capitale è Il Cairo.

 

Etimologia

Miṣr, il nome arabo e ufficiale del moderno Egitto, è una parola di origine semitica. In accadico il sostantivo miṣru significa “frontiera, territorio”; maṣartu ha il significato di “guardia, sentinella, frontiera” e il verbo muṣuru “stabilire una frontiera”.[1]

L’antico nome egizio del paese, “terra nera”, è dovuto al fertile terreno nero depositato dalle piene del Nilo, distinto dalla “terra rossa”, il deserto (deshret). Il nome è diventato keme in una fase successiva della lingua copta.

Il nome italiano “Egitto” deriva dalla parola latina Aegyptus che a sua volta viene dal greco Αίγυπτος, Aìgyptos. Il nome greco potrebbe ancora essere una derivazione dall’egiziano antico Hwt k3 Pth, “casa del Ka di Ptah“, nome di un tempio del dio Ptah a Menphi.

Nel periodo egizio il termine più usato, soprattutto nelle titolature ufficiali, fu t3wy traducibile come Le Due Terre, termine indicante l’unione del Basso e dell’Alto Egitto.

Geografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia dell’Egitto.

L’Egitto è bagnato a nord dal Mar Mediterraneo, e a est dal Mar Rosso; confina a est con Israele, a sud con il Sudan e a ovest con la Libia. La regione di confine con il Sudan lungo il Mar Rosso, il cosiddetto Triangolo di Hala, è contesa dal Sudan. La parte ovest dell’Egitto è occupata dal deserto libico.

Idrografia

L’Egitto ha pochissimi fiumi. Il Nilo è il più importante dell’Egitto, é uno dei fiumi più lunghi del mondo (secondo le misurazioni, si contende il primato di lunghezza col Rio delle Amazzoni). Esso nasce dai Grandi Laghi africani, nella zona centrale del continente, e nel suo ultimo tratto attraversa da sud verso nord la parte orientale dell’Egitto. Il Nilo è stato di vitale importanza per il fiorire delle antiche civiltà, e lo è ancor oggi poiché è una fonte inesauribile di acqua per l’irrigazione dei campi. Senza di esso l’Egitto sarebbe un’isolata landa desertica senza vita, poiché si trova su uno dei territori più aridi del deserto sahariano, il Deserto Libico, poverissimo di oasi.

Clima [modifica]

Il clima egiziano si presenta di tipo desertico su quasi tutto il Paese, eccezione fatta per la zona mediterranea dove esso è più temperato (sebbene notevolmente più secco rispetto alla media). Gli inverni sono miti, anche se non mancano gelate invernali nel deserto, dovute alle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Le estati sono molto calde e secche, e le temperature raggiungono molto facilmente i 43-45 °C, con punte di oltre 50 °C in pieno deserto. La zona più “fresca” del Paese in estate è quella delle coste mediterranee, avvantaggiata dalle brezze marine che rendono più sopportabile la calura. Le precipitazioni sono molto scarse, soprattutto nelle zone interne sahariane, dove può non piovere per molti mesi.

Popolazione

La popolazione è quasi totalmente araba, i Berberi sono pochi e vivono nelle oasi del deserto. Data la vastità del territorio desertico, la densità media è bassa.

Demografia

L’Egitto, con all’incirca 80 milioni di abitanti secondo stime recenti[2] è lo Stato più popoloso del Vicino Oriente e il secondo Stato più popoloso dell’intera Africa. Il 70% della popolazione è concentrato lungo il corso del Nilo, nell’area del suo delta e nell’area intorno al canale di Suez. Agli Egiziani urbanizzati, residenti nella megalopoli del Cairo e nella metropoli di Alessandria, si contrappongono gli egiziani rurali (fellahin). La popolazione totale e l’urbanizzazione sono molto aumentate nel XX secolo, grazie ai progressi sanitari e alla rivoluzione verde.

Etnie

Quello degli Egiziani è il gruppo etnico dominante del paese, che comprende il 94% della popolazione.

Fra le minoranze etniche si contano:

L’antichissima e vivacissima comunità ebraica è virtualmente scomparsa per emigrazione tra il 1948 e il 1962, anche se dopo la pace con Israele molti tornano in visita ai siti storici e archeologici delle principali città.

L’Egitto ospita anche un numero imprecisato di rifugiati politici:

  • circa 70.000 palestinesi, storicamente i primi, qui dal 1948;
  • circa 150.000 iracheni, giunti a partire dai primi anni 90;
  • oltre 200.000 rifugiati sudanesi, giunti negli ultimi anni.

Lingue

L’arabo è la lingua ufficiale del Paese.

Il francese e l’inglese sono due lingue storicamente diffuse in Egitto nel mondo della cultura e nei commerci. L’Egitto prende parte all’Organizzazione internazionale della Francofonia.

Religioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Religioni in Egitto.

Quasi il 90% della popolazione è di fede musulmana; del rimanente il 10% sono cristiani copti; esistono piccolissime minoranze di ebrei (resto di una antichissima comunità fiorente fino alla metà del XX secolo) e di bahá’í. Nel paese si registrano fenomeni di intolleranza religiosa, con discriminazioni e attacchi contro le minoranze, di cui sono vittima in particolare i cristiani copti[3].

Identità

La valle del Nilo fu sede di una delle più antiche civiltà del mondo, con lingua e religione proprie, che durò per tre millenni. Dopo il 343 a.C. l’Egitto cadde sotto una serie di dominazioni straniere (Ellenismo, Impero Romano, Impero Bizantino, Arabi, Mamelucchi, Impero ottomano, Impero britannico), ciascuna delle quali lasciò la sua impronta sulla cultura locale. L’identità egiziana è evoluta in questi due millenni facendo spazio a due nuove religioni (Cristianesimo e Islam) e ad una nuova lingua, l’arabo e il suo discendente orale, l’arabo egiziano.

La misura in cui i singoli egiziani si identificano con ciascuno strato della storia della nazione, che ne articola l’identità collettiva, può variare. Le questioni identitarie sono emerse negli ultimi duecento anni, quando l’Egitto mirò a liberarsi da ogni occupazione straniera, sotto forma di tre ideologie principali:

Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia dell’Egitto.

La Grande Sfinge di Giza e la Piramide di Chefren, simboli indiscussi dell’Egitto storico e attuale

La storia dell’Egitto viene fatta iniziare con l’unione di Alto e Basso Egitto da parte di Narmer, primo sovrano della I dinastia, intorno al 3200 a.C. anche se questi eventi vennero preceduti da una fase urbana preparatoria durata alcuni secoli. Sappiamo da recenti scoperte archeologiche che la civiltà egizia esisteva già da almeno un millennio prima.

Attraverso momenti imperiali ed altri di profonda anarchia l’Egitto mantenne la sua indipendenza fino alla metà del I millennio a.C. quando cadde sotto il controllo persiano.

Conquistato da Alessandro Magno nel IV secolo a.C., rimase sotto il controllo dei suoi successori, i Tolomei, fino alla conquista romana al 30 a.C.

Alla divisione dell’Impero romano l’Egitto divenne parte dell’Impero romano d’Oriente.

Nel VII secolo fu conquistato dagli Arabi che resero il paese una provincia ( wilāya ) del loro califfato. Una prima autonomia il paese la riguadagnò coi Tulunidi e, dopo la riconquista abbaside, i cui califfi affidarono l’Egitto agli Ikshididi, il paese fu conquistato nel X secolo dai Fatimidi, che erano sciitiismailiti.

Saladino e la dinastia da lui fondata degli Ayyubidi posero sotto il proprio controllo l’Egitto, la Siria e lo Yemen a partire dal XII secolo. Successivamente, fu la volta dei Mamelucchi, Turchi e Circassi. Infine fu il turno degli Ottomani che presero il potere nel XVI secolo (1517), al termine della Campagna militare voluta dal Sultano ottomano Selim I Yavuz che, tuttavia, mantenne come suoi “feudatari” gli sconfitti Mamelucchi.

Ai primi di luglio 1798 l’Egitto fu invaso via mare da un corpo di spedizione francese forte di circa 40.000 uomini guidato da Napoleone Bonaparte. Lo scopo principale dell’invasione fu quello minare il monopolio commerciale dell’Inghilterra nella regione ma, tra gli scopi secondari, c’era anche quello di agevolare la conduzione di studi storici, archeologici, geografici, linguistici che il nutrito gruppo di uomini di scienza e di lettere, che Napoleone era riuscito ad aggregare alla spedizione, svolse effettivamente in modo più che egregio. L’occupazione francese durò fino all’estate del 1800 (Napoleone era tornato in Francia già ad agosto del 1799) quando le ultime truppe comandate dal generale Menou si arresero agli anglo-turchi.

Dai primi del XIX secolo l’Egitto fu tenuto con saldo e innovatore polso dall’albanese Mehmet Ali Pascià (fondatore della dinastia albanese a guida di Egitto estinta con l’ultimo re Faruq I d’Egitto nel 1953) che avviò una dinastia vicereale (khediviale), formalmente vassalla della Sublime Porta (Istanbul) ma sostanzialmente del tutto autonoma.

Nel 1881, sfruttando l’estrema debolezza del dominio turco e le inettitudini finanziarie di Isma’il Pascià, giustificando il tutto con la necessità di proteggere gli investimenti europei nella zona del Canale di Suez, il Regno Unito e la Francia obbligarono l’Egitto a nominare due loro esperti alla guida dei dicasteri delle Finanze e dei Lavori Pubblici. Poco dopo Londra occupò l’Egitto e il 18 dicembre 1882 ne proclamò formalmente l’autonomia dall’Impero ottomano, instaurando, peraltro, un suo “protettorato di fatto”. Nel 1899, il Regno Unito impose all’Egitto il condominio sul Sudan, che, fino ad allora faceva parte del territorio egiziano. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il Khedivè ʿAbbās II si schierò al fianco dell’Impero Ottomano e fu prontamente deposto dai britannici che proclamarono Sultano dell’Egitto e del Sudan suo zio, Husayn Kāmil. Questi decretò la fine della sovranità turca e la trasformazione del Paese in un protettorato britannico anche a livello giuridico. Dopo lunghe lotte il protettorato ebbe termine il 28 febbraio 1922, anche se – malgrado lunghe e dure lotte, in cui rifulse l’attività patriottica di Sa’d Zaghlul e del partito del Wafd – la piena indipendenza dell’Egitto venne proclamata soltanto il 14 settembre 1936, perdurando tuttavia di fatto l’occupazione militare britannica per le basi militari che il Regno Unito mantenne nel Paese e il pieno controllo, assieme alla Francia, del Canale di Suez.

Il Cairo, una vistosa insegna pubblicitaria nell’Egitto moderno evoca i fasti antichi del Nilo, altro simbolo dell’Egitto

Questo stato di cose proseguì fino al 1952 quando il 23 luglio un colpo di Stato dei Liberi Ufficiali del generale Muhammad Naguib e del colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer (Nasser) proclamò la repubblica, deponendo la dinastia fondata da Mehmet Ali e imponendo pochi anni dopo il definitivo ritiro delle truppe britanniche dalla zona del Canale e dalle basi militari che ancora gestiva. Nel 1956 cessò il condominio anglo-egiziano sul Sudan, che conseguì la piena indipendenza.

Il 23 giugno 1956 Gamāl ʿAbd al-Nāṣer viene eletto Presidente della Repubblica, ed il 26 luglio decreta la nazionalizzazione del Canale di Suez, ponendo termine al controllo franco-britannico, e bloccando, di fatto, questa importante via di comunicazione. La situazione precipita nel mese di ottobre; a seguito di attacchi terroristici nelle zone di confine, infatti, il 20 ottobre, Israele invade il Sinai, e punta sul Canale di Suez; il 29 ottobre 1956, truppe britanniche e francesi occupano la zona del Canale, il 31 ottobre bombardano Il Cairo e il 5 novembre occupano Porto Said. Il 6 novembre l’Unione Sovietica intima ad Israele, Francia e Regno Unito, di interrompere le ostilità verso l’Egitto, minacciando un intervento diretto nel conflitto, ed anche gli Stati Uniti premono sugli alleati per porre fine al conflitto.

Il cessate il fuoco entra in vigore l’8 novembre, ed il 15 dello stesso mese truppe di pace dell’ONU giungono nella zona. L’intero Egitto fu così affidato alla nuova classe dirigente espressa dai “Liberi Ufficiali”.

Il successivo mancato finanziamento del progetto dell’Alta Diga di Aswān da parte della Banca Mondiale fu una delle cause dell’avvicinamento dell’Egitto, governato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, all’URSS. Nel 1967 scoppia la “Guerra dei sei giorni” (vedi Conflitti arabo-israeliani), e il 28 settembre 1970 muore Nasser. Gli succede il vice presidente, Anwar al-Sādāt, che, nel 1973 sferra una nuova offensiva verso Israele, e che sarà ucciso il 6 ottobre del 1981 in un attentato fondamentalista. Gli succede Ḥosnī Mubārak. Dopo un trentennio di presidenza, continuamente reiterata grazie a opportune modifiche costituzionali, 18 giorni di imponenti proteste, accompagnate dall’uccisione di oltre 800 egiziani, Ḥosnī Mubārak si dimette venerdì 11 febbraio 2011.
Il potere passa a una giunta militare (Consiglio Supremo militare) guidato dal Feldmaresciallo (Mushir) Mohammed Hoseyn Tantawi che assicura un processo di modifica costituzionale, lo svolgimento a fine novembre del 2011 di elezioni legislative e, per il 2012, elezioni presidenziali.

La situazione si deteriora nuovamente nella seconda metà di novembre del 2011, con la morte di circa 40 dimostranti che avevano ripreso possesso della Piazza Tahrir al Cairo e del centro della città di Alessandria. Il Consiglio Supremo, dopo aver chiesto scusa ai manifestanti per l’ingiustificabile violenza dalle forze dell’ordine, che avevano fatto ricorso, oltre che ai proiettili, a gas lacrimogeni dotati di una componente sconosciuta particolarmente urticante e soffocante, fa allora dimettere il governo, designando per la costituzione di una nuova compagine ministeriale l’ex-Primo ministro Kamal al-Ganzuri, già attivo con lo stesso Mubārak negli anni Novanta.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conflitti arabo-israeliani.

Ordinamento dello stato

Bandiera egiziana

L’Egitto è una repubblica dal 18 giugno 1953; si auto-definisce una repubblica araba e socialista. La Costituzione organizza il potere politico secondo un sistema semi-presidenziale multi-partitico con bicameralismo asimmetrico (la Costituzione vieta i partiti su base confessionale).

Il potere esecutivo è diviso tra il Presidente e il Primo Ministro. Tuttavia, in pratica, il potere esecutivo è fortemente concentrato nel Presidente, che dal 1952 al 2005 è stato eletto in consultazioni popolari con un solo candidato.

Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento bicamerale:

  • Assemblea del Popolo (Majlis al-Shaʿb), composto da 454 deputati eletti a suffragio universale diretto ogni 5 anni, 400 con sistema proporzionale, 44 in collegi uninominali e non più di 10 nominati dal Presidente. Il Parlamento può sfiduciare il governo.
  • Consiglio Consultivo (Majlis al-Shūra), composto di 264 consiglieri, per 2/3 eletti direttamente e per 1/3 nominati dal Presidente per un mandato di 6 anni (con rinnovo di metà consiglio ogni 3 anni). Il Consiglio, creato nel 1980, ha poteri limitati: in caso di disaccordo fra i due rami, l’Assemblea ha l’ultima parola.

Il potere giudiziario è costituzionalmente indipendente (con al suo vertice la Suprema Corte Costituzionale) e durante le presidenze Mubārak ha dimostrato anche una crescente indipendenza di fatto. Il diritto è di tipo codicistico (civil law), salvo per le questioni matrimoniali e di stato personale, dove vige il diritto religioso (coranico o canonico).

Suddivisione amministrativa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Governatorati dell’Egitto.

L’Egitto ha cinque livelli amministrativi al di sotto dello Stato.

Dall’aprile 2008 l’Egitto è diviso in 29 muhāfaza, o governatorati.[6] In genere i Governatorati prendono il nome dalla città principale. Ogni Governatorato è retto da un governatore che viene designato dal presidente della repubblica.

Elenco dei Governatorati dell’Egitto

Governatorati dell’Egitto

Nome Area (km²) Popolazione (2006) Capitale
1 Iskandariyya 2.679 4.110.015 Alessandria
2 Aswan 679 1.184.432 Assuan
3 Asyūt 25.926 3.441.597 Asyut
4 Buhayra 10.130 4.737.129 Damanhur
5 Beni Suef 1.322 2.290.527 Beni Suef
6 Il Cairo 214 24.786.640 Cairo
7 Dakahliyya 3.471 4.985.187 Mansura
8 Damietta 589 1.092.316 Damietta
9 Fayyum 1.827 2.512.792 Faiyum
10 Gharbiyya 1.942 4.010.298 Tanta
11 Gīza 85.153 6.272.571 Giza
12 Ismāʿīliyya 1.442 942.832 Ismailia
13 Kafr el-Sheykh 3.437 2.618.111 Kafr el-Sheikh
14 Matruh 212.112 322.341 Marsa Matruh
15 Minya 32.279 4.179.309 Minya
16 Manūfiyya 1.532 3.270.404 Shibin El Kom
17 Wādī al-Jadīd 376.505 187.256 Kharga
18 Sinai del Nord 27.574 339.752 Arish
19 Port Saʿīd 72 570.768 Port Said
20 Qalyūbiyya 1.001 4.237.003 Banha
21 Qena 1.851 3.001.494 Qena
22 Mar Rosso 203.685 288.233 Hurghada
23 Sharqiyya 4.180 5.340.058 Zagazig
24 Sohag 1.547 3.746.377 Sohag
25 Sinai del Sud 33.140 149.335 el-Tor
26 Suez 17.840 510.935 Suez
27 Luxor 55 451.318 Luxor

Città principali

Mappa dell’Egitto

Rivendicazioni territoriali

L’Egitto vive col vicino Sudan una lunga rivendicazione territoriale sul Triangolo di Hala’ib da entrambi rivendicato e su Bir Tawil, un quadrilatero di 2000kmq da entrambi rifiutato.

Istituzioni

Ordinamento scolastico

L’istruzione è obbligatoria fino ai 15 anni di età; l’alfabetizzazione ufficiale è del 66,4%.

Sistema sanitario

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L’Egitto sta attraversando una fase di transizione demografica ed epidemiologica che impatta sensibilmente tanto sulle dimensioni quanto sullo stato sanitario della popolazione.

La spesa sanitaria del Paese è peraltro piuttosto modesta, sia considerando la quota di spesa pubblica allocata per la salute, sia in riferimento alla spesa globale come percentuale del PIL nazionale, e il plafond a disposizione del Ministero della Sanità e della Popolazione (MOHP) ammontava nel 2001 a solo il 3,3% dell’intero budget governativo (in crescita peraltro rispetto al 2,2% registrato nel 1996).

Il sistema di finanziamento sanitario egiziano mostra attualmente delle notevoli inefficienze e disuguaglianze sistemiche che nel limitano considerevolmente l’efficacia complessiva. Tali disuguaglianze sono evidenti sotto diversi punti di vista: fasce di reddito, genere, distribuzione geografica (rurale e urbana, e tra i vari governatorati) e risultati in campo sanitario.

La Costituzione del 1952 ha proclamato l’assistenza sanitaria gratuita diritto basilare di tutti gli egiziani, e il Governo è l’unico fornitore e finanziatore dell’intera sanità primaria e preventiva e di gran parte dell’attività di cura ospedaliera in Egitto, anche se negli ultimi due decenni i limiti di budget del Governo si sono tradotti in una spesa per la sanità relativamente stagnante.

La spesa per la primary health care (PHC) e la medicina preventiva ha registrato negli ultimi anni un significativo incremento (oltre l’80% tra il 1996 e il 2001), e costituisce il 44% dell’intera spesa del MOHP (tra le sedi centrali e i governatorati). Ciò indica la particolare attenzione del MOHP per la prevenzione e la primary health care intese come “sentinelle” della sanità in Egitto. Un ampio network di strutture deputate alla PHC (per un totale di circa 4.500) è suddiviso su tutto il territorio nazionale.

Il settore pubblico in Egitto non è in grado di offrire tutti i servizi sanitari necessari a causa del continuo aumento dei relativi costi. L’intenzione è quindi quella di costruire un modello ibrido, sia pubblico che privato, con lo scopo di incoraggiare gli investimenti nel settore privato laddove le condizioni di mercato locali lo consentano.

Nonostante il Governo sia fortemente impegnato nel fornire la necessaria assistenza sanitaria alle fasce meno abbienti e meno privilegiate della popolazione, il sistema sanitario egiziano può contare su un ampio spettro di provider sanitari, in competizione fra loro ma spesso reciprocamente complementari, il che consente agli utenti una certa libertà di scelta nell’individuazione della struttura più adatta alle proprie esigenze cliniche e disponibilità economica.

Le principali caratteristiche strutturali del sistema sanitario egiziano sono il controllo centralizzato, un’infrastruttura estesa, la responsabilità dello Stato nei confronti della cura di tutti gli individui, e il diffuso coinvolgimento dello Stato nel settore farmaceutico, ma ve ne sono anche altre (fonti multiple di finanziamento e distribuzione, sia pubbliche che private, e una limitata sorveglianza del Governo sul settore privato) più tipiche dei sistemi basati sul mercato “aperto”. Un simile sistema, assai complesso, presenta necessariamente importanti punti di forza e di debolezza derivanti dalla sua continua evoluzione.

Il Governo egiziano ha pertanto ritenuto opportuno dare avvio a una massiccia ristrutturazione del settore sanitario. Tale riforma è stata ritenuta necessaria poiché il MOHP e i suoi partner principali hanno registrato una certa frammentazione nella fornitura dei servizi e una bassa qualità dei servizi di PHC, certamente il maggior ostacolo alla realizzazione di una copertura sanitaria appropriata del Paese.

Quanto alla distribuzione del “peso complessivo” delle malattie (burden of diseases), essa è passata da un’iniziale (per così dire “fisiologica”) predominanza delle patologie infettive e da parassita a un differente schema di mortalità nel quale principale causa di morte sono attualmente le malattie cardiovascolari (45% nel 1991, rispetto al 12% registrato nel 1970). Di fatto, l’Egitto si trova a dover fronteggiare un “peso” delle malattie in qualche misura “sdoppiato”, nel quale per così dire convivono gli schemi di mortalità e morbilità tipici dei Paesi in via di sviluppo con quelli determinati dalla modernizzazione.

Circa la metà della forza-lavoro sanitaria dell’Egitto è impiegata presso il MOHP; esso però non dispone di un piano nazionale di gestione delle risorse umane: pur potendo contare su un database computerizzato del personale, non lo utilizza tuttavia per la pianificazione dei bisogni futuri. Pertanto il numero, la distribuzione e la capacità professionale della forza-lavoro sanitaria non corrisponde alle reali necessità sanitarie dell’Egitto (l’eccedenza di medici è impressionante: ci sono infatti attualmente più di due medici per ciascun posto letto ospedaliero).

Ci sono poi notevoli disuguaglianze nel numero di risorse umane disponibili nelle varie regioni: l’Alto Egitto è ad esempio abbastanza mal servito, e nei governatorati rurali la presenza di medici delle varie specialità è ben inferiore a quella dei governatorati urbani, senza considerare che, solitamente, la maggior parte dei medici delle zone rurali sono neolaureati, e spesso mancano di un’esperienza clinica adeguata alle necessità sanitarie locali. Tutto ciò, indubbiamente, contrasta con lo schema della situazione sanitaria del Paese: sono infatti normalmente le fasce più povere che avrebbero bisogno di un più elevato rapporto numerico fra personale sanitario e popolazione residente, e non viceversa, come invece accade.

La qualità tecnica dei professionisti sanitari resta poi inadeguata in diverse aree del Paese, l’applicazione delle procedure asettiche di base non è per nulla ottimale, a causa della loro complessità e molteplicità le registrazioni mediche sono spesso incomplete e in accurate, così da rendere difficile la continuità nelle cure, inoltre le procedure standard non sono molto utilizzate e il controllo di routine della qualità tecnica è insufficiente. Inoltre, vi sono seri problemi con un’eccessiva prescrizione e utilizzazione di servizi sanitari non indispensabili, il che evidenzia l’assoluta necessità di un controllo sulle prescrizioni di medicinali e sulle procedure dei consulti medici.

Per quel che riguarda l’aggiornamento professionale di tutte le categorie degli operatori sanitari, esso risulta frammentario e privo di coordinamento e fra i medici (un’alta percentuale dei quali ha peraltro una formazione di tipo specialistico), più che un requisito, resta sostanzialmente una scelta individuale.

Infine, gran parte dei medici del settore pubblico lavorano anche privatamente (sono autorizzati a utilizzare le strutture pubbliche per le loro visite al di fuori dell’orario di lavoro ufficiale, e la mancanza di una chiara distinzione fra la pratica medica pubblica e quella privata è spesso fonte di scarsa disciplina nella categoria), guadagnando mediamente oltre l’80% del loro reddito dalla pratica privata.

Politica

Sia sul piano della politica interna, in particolare per quanto concerne l’assetto economico, sia su quello della politica estera, l’Egitto ha assunto, negli ultimi decenni, posizioni molto variegate e non sempre coerenti.

Il sistema politico egiziano è multi-partitico, ma con un partito dominante, il Partito Nazionale Democratico (الحزب الوطنى الديمقراطى al-Hizb al-Watanī al-Dīmuqrātī ), fondato nel 1978 dal presidente Sadat e in ultimo guidato da Gamal Mubarak, per espressa volontà del padre Hosni Mubarak. Era membro dell’Internazionale Socialista.

Alle elezioni legislative dell’ottobre-novembre 2000 il PND ottenne 353 seggi su 444; un’altra trentina si avvicinò dopo le elezioni al PND; i partiti di opposizione di tipo occidentale non ottennero più di 15 seggi, mentre gli indipendenti riconducibili ai Fratelli Musulmani furono 17 e gli altri indipendenti (notabili locali) 27.

Alle elezioni legislative del novembre-dicembre 2005 il PND ottenne 317 seggi, contro gli 88 indipendenti riconducibili ai Fratelli Musulmani, i veri vincitori delle elezioni. Come terza forza, con 6 seggi, si è confermato il Nuovo Partito Wafd (حزب الوفد الجديد Ḥizb al-Wafd al-Jadīd ), erede dal 1983 del Wafd (“Delegazione”), tradizionale partito del nazionalismo liberale dissolto nel 1952. Dal Wafd si era scisso a ottobre 2004 il Partito del Domani (حزب الغد Hizb el-Ghad ), liberal-democratico, che ha ottenuto 1 seggio.

Mohammed Hosnī Mubārak è presidente dal 14 ottobre 1981, data dell’assassinio del presidente Mohammed Anwar El-Sadat; è stato eletto al suo quinto mandato nel settembre 2005, nella prima elezione presidenziale pluralistica, con l’88,6% dei voti (Ayman Nur del Ghad ottenne il 7,3%, Numan Gumaa del Wafd il 2,9%). I votanti furono però solo il 23% degli elettori.

Ahmad Nazif ha assunto la carica di Primo ministro il 9 luglio 2004, in seguito alle dimissioni di Atef Ebeid, in carica dal 1999.

Oltre 50 anni dopo la rivoluzione dei Liberi Ufficiali (23 luglio 1952), alla fine di febbraio 2005, Mubarak annunciò a sorpresa la revisione della legge elettorale presidenziale in senso pluralistico. Tuttavia, anche la nuova legge rende estremamente difficili le candidature e favorisce la rielezione del presidente uscente. Ayman Nur, del Ghad, fu la vittima più nota di tale processo.[7] Peraltro, anche riguardo alle elezioni presidenziali e parlamentari del 2005 si levarono accuse di violenze pubbliche e private contro gli oppositori e di brogli a favore del partito di governo. Meno del 25% dei 32 milioni di elettori registrati votò nel 2005.

Il 19 marzo 2007 il Parlamento approvò 34 emendamenti alla Costituzione, ma l’opposizione non partecipò al voto; gli emendamenti miravano a:

  • proibire che i partiti usino la religione come fondamento dell’attività politica;
  • consentire una nuova legge anti-terrorismo, sostitutiva dello stato di emergenza vigente dal 1981, concedendo alla polizia ampi poteri di arresto e sorveglianza;
  • attribuire al presidente il potere di sciogliere il parlamento;
  • terminare il controllo giudiziario sulle elezioni.[8]

Il referendum vide la partecipazione del 27% dell’elettorato: il 27 marzo si annunciò che il 75,9% dei votanti aveva approvato gli emendamenti. Ciò avrà per conseguenza una più efficiente repressione dell’islamismo.

A seguito delle Sommosse popolari in Egitto del 2011, il 12 febbraio 2011, il Presidente Mubarak si è dimesso. Il Primo ministro Ahmed Shafiq, da lui nominato, è rimasto in carica fino al 3 marzo 2011: giorno in cui si è insediato il nuovo primo ministro ʿIssām Sharaf[4], scelto dal Consiglio supremo delle forze armate, per traghettare l’Egitto al referendum sugli emendamenti alla costituzione e alle elezioni presidenziali e legislative che daranno un volto nuovo al paese. I gravi incidenti nuovamente esplosi nella seconda metà del novembre del 2011 hanno portato alle dimissioni anche questo gabinetto e il Consiglio Supremo militare ha allora incaricato di formare una nuova compagine governativa un politico della vecchia nomenclatura, accreditato di personale onestà, comunque legato tuttavia al deposto regime di Mubarak.

La politica estera è moderata e in genere filo-occidentale dagli anni 70. L’Egitto ha considerevole influenza nel Medio Oriente e in Africa. Ospita al Cairo il quartier generale della Lega Araba e media spesso i conflitti interarabi. Come primo paese arabo a far pace con Israele (1979) assume spesso il ruolo di mediatore fra quest’ultimo e gli arabi. Dal 1991 al 1996 fu segretario generale delle Nazioni Unite l’ex vice-primo ministro egiziano Boutros Boutros-Ghali.

Questione democratica

Dopo gli anni in cui Gamal ʿAbd al-Nāser aveva governato in modo sostanzialmente autoritario e repressivo verso ogni forma di opposizione, in cui l’Egitto aveva perso due guerre contro Israele e in cui gli sforzi economici del Presidente avevano raccolto risultati assai contraddittori: fallimento del piano d’industrializzazione ma costruzione dell’Alta Diga di Aswān, con benefici risultati nel campo della produzione di energia elettrica e nell’agricoltura ma con riflessi negativi non indifferenti d’impatto ecologico sull’ambiente, l’Egitto con Anwar al-Sadat iniziò un lunghissimo processo di apertura (infitāh, “apertura” fu il termine per l’appunto usato) politica ed economica che solo con molto ottimismo può essere considerato un processo di democratizzazione.

L’Egitto gode di assai maggiori simpatie in Occidente, non solo grazie al suo ritorno a un’economia di mercato (per quanto caratterizzata da fortissimi fenomeni di corruzione e da una quasi assoluta mancanza di regole e di reale concorrenza) a fronte di un passato del tutto dirigistico, ma grazie all’inattesa apertura verso Israele dopo la guerra scatenata da Sadat nel 1973, che condurrà al suo formale riconoscimento dello Stato ebraico.

L’abbandono dell’alleanza con l’URSS e l’avvio di una sostanziosa intesa con gli USA costituiscono fondamentali momenti della nuova strategia politica internazionale di Sādāt, di fatto proseguita anche dal suo successore Hosni Mubarak e comprovata dalle posizioni dell’Egitto contro il cosiddetto fondamentalismo islamico, soprattutto dopo l’11 settembre 2001 e le guerre contro l’Iraq e il regime di Saddam Husayn.

Il regime egiziano – caratterizzato anche con Sādāt da un forte autoritarismo e da forme sostanziali di “culto della personalità” – mostra nondimeno un notevole grado di stabilità, che in varia misura ha agevolato gli investimenti stranieri e il turismo. Essa tuttavia è messa in qualche modo a repentaglio dalla mancanza di un vice-Presidente della Repubblica in grado di succedere senza scossoni a Mubārak e dalla volontà decisa di quest’ultimo di chiamare ai posti di maggior responsabilità suo figlio Gamāl, sul quale non mancano di appuntarsi le critiche dell’opposizione liberale e sul quale non s’è comunque mai espressa la classe militare che guida ininterrottamente il Paese dal 1952 e che tuttora esprime quasi il 50% dei ministri.

Rimane fortemente ambigua la politica liberalizzatrice del regime di Mubārak perché, se da un lato sono stati autorizzati nuovi partiti politici non in linea con la guida del partito egemone cui appartiene il Presidente (tra i quali spicca quello dei Fratelli Musulmani, con una sua sostanziosa presenza parlamentare), vari ostacoli – considerati all’estero pretestuosi – sono stati frapposti all’espletamento di una loro libera opposizione, col ricorso a misure detentive irrogate da una magistratura spesso ligia ai voleri presidenziali e che, per accontentare i sentimenti “fondamentalistici” non evita di avviare all’occorrenza pesanti azioni giudiziarie contro i più attivi critici del modo di operare islamista.

Difficile giudicare il grado di democrazie del regime scaturito dal colpo di Stato del 1952. Se infatti il sistema politico è attualmente caratterizzato dal multipartitismo, troppi sono ancora i vincoli frapposti all’espressione davvero libera della critica. Le elezioni sono caratterizzate da sostanziosi episodi di condizionamento diretto e indiretto del voto, specie nella ampie aree rurali dove dominano le figure dei dirigenti locali del partito al potere e dove è legge l’autorità dei capi tradizionali, senza contare che il sistema elettorale viene modificato ad ogni elezione senza che se ne dia opportuna notizia a tutto il corpo elettorale. Poi c’è la questione dei candidati indipendenti, capaci per diversi motivi di sconfiggere i candidati di regime ma che, dopo le elezioni, vengono inglobati nel partito di regime, garantendo la maggioranza a Mubārak.

Situazione dei diritti umani

Nonostante la crescente libertà del dibattito politico ed elettorale, secondo le organizzazioni umanitarie internazionali Amnesty International, Human Rights Watch e Freedom House l’Egitto è da considerarsi non libero, per le persistenti violazioni dei diritti umani – in particolari nei confronti delle donne, degli omosessuali e delle minoranze religiose.

Come da informazioni dell’USAID nel 2005 il 96,4 % delle bambine egiziane tra i 10 e i 14 anni di età avevano subito una mutilazione dei genitali[9]; una statistica dell’UNICEF indica, con riferimento al 2003, una percentuale del 97,0 % per le donne tra i 15 e i 49 anni di età[10]; l’Egitto è, quindi, lo Stato con il più alto tasso al mondo di mutilazione dei genitali femminili.

Economia

Le antiche cave di porfido nel deserto orientale tra il Nilo e il Mar Rosso

L’economia egiziana, prevalentemente agricola, nonostante il recente sviluppo delle attività industriali, e turistiche, era caratterizzata fino a qualche tempo fa da una pressoché assoluta staticità alla monocoltura del cotone che assoggettava, e in parte tuttora assoggetta, l’economia del paese alle fluttuazioni dei mercati internazionali.

  • Addetti all’agricoltura: 33%
  • Addetti all’industria: 22%
  • Addetti al terziario: 45%

Un recente rapporto del governo egiziano indica un aumento sostanziale delle entrate dello Stato nel corso del primo semestre dell’anno fiscale 2008-2009. Secondo i dati, i ricavi del Cairo ammontano a 128 miliardi di sterline egiziane (circa $ 25 miliardi di euro) – un aumento del 98,5% rispetto al precedente anno fiscale. La relazione inoltre ha indicato un aumento del 46,5% di acquisti fiscali ($ 5,7 miliardi), un 22% di aumento in tasse doganali ($ 1,35 miliardi). Turismo, insieme con i ricavi generati dal Canale di Suez, i trasferimenti di denaro da parte egiziana ai lavoratori all’estero, e il Gas e le esportazioni di petrolio, costituiscono per l’Egitto le entrate in valuta estera.[11] Operazione Piombo Fuso a Gaza ha suscitato aspri sentimenti anti-Israele in Egitto, molte le intimazioni a tagliare i legami commerciali con lo Stato ebraico. Tuttavia, le organizzazioni del mercato egiziano non hanno ceduto alle pressioni e non hanno istituito il boicottaggio. Secondo dati egiziani, gli scambi commerciali tra Israele ed Egitto nel 2008 sono stati stimati di circa quattro miliardi di dollari, esclusi il gas e la benzina.[12]

Una grande risorsa per l’economia locale è il turismo, perché l’Egitto dispone di un patrimonio storico-culturale tra i più importanti al mondo ed ha anche grandi risorse ambientali, come la barriera corallina del Mar Rosso. Nonostante la minaccia del terrorismo, il settore turistico si sta espandendo rapidamente e ormai conta oltre 10 milioni di turisti stranieri all’anno, motivo per cui alcuni archeologi hanno richiesto la chiusura del sito archeologico di Luxor[13]. I turisti provengono principalmente dall’Europa e prediligono destinazioni come Il Cairo (piramidi e museo archeologico), la stessa Luxor, le località balneari di Sharm el-Sheikh, Hurghada e Marsa Alam oppure preferiscono fare una crociera sul Nilo che, generalmente, dura una settimana.

Lavoratori egiziani all’estero

La crisi finanziaria mondiale ha colpito anche l’Egitto. Secondo uno studio pubblicato dal Centro egiziano di studi economici, le autorità temono che circa mezzo milione di lavoratori egiziani perderà il posto di lavoro nei paesi del Golfo entro la fine del 2009.[14]

Settore primario

La maggior parte dei campi è irrigata artificialmente ma la Alta Diga non permette ormai più al Nilo di fertilizzare i terreni e di ottenere fino ai tre raccolti tradizionali che precedentemente si potevano avere ogni anno. Le colture sono diversificate a seconda della stagione:

Industria

Grazie a petrolio e gas naturale l’industria energetica è abbastanza sviluppata. Sono importanti anche il settore siderurgico, meccanico e chimico. Il settore più sviluppato è comunque quello tessile, soprattutto con la lavorazione del cotone. La zona più industrializzata è quella tra il Cairo ed Alessandria.

Nella città di 6th October City si sta sviluppando un forte polo industriale dedicato alla produzione automobilistica. Qui sono presenti molti gruppi industriali stranieri come Nissan, Mercedes-Benz, Suzuki e la tedesca BMW attraverso la Bavarian Auto.

Terziario

Sharm el-Sheikh, notissima località turistica e balneare

Servizi alle imprese, finanza, commercio interno, servizi alla persona.

Trasporti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Trasporti in Egitto.
  • Strade: 64.000 km
  • Ferrovie: 8.600 km
  • Vie navigabili interne: 3.100 km

La navigazione interna (lungo il Nilo e canali ad esso collegati) è molto intensa. Il Canale di Suez, lungo 120 chilometri, è stato terminato nel 1869 e da allora costituisce una via di comunicazione di somma importanza strategica.

I trasporti su gomma sono sviluppati solo nella zona della valle del Nilo.

Turismo

Il turismo, attualmente l’attività più importante del settore terziario, ripreso dopo gli attentati degli anni novanta, vede in Sharm el-Sheikh, Dahab, Hurghada e Marsa Alam i centri più importanti dove sono sorti numerosi alberghi e villaggi turistici con animazione turistica e internazionale. Il turismo è uno dei settori più importanti nell’economia egiziana . Più di 12,8 milioni di turisti hanno visitato l’Egitto nel 2008, fornendo un fatturato di quasi $ 11 miliardi. Il settore impiega circa il 12 per cento della forza lavoro in Egitto.

Le attrazioni turistiche celebre dell’Egitto sono i monumenti millenari per i quali la Valle del Nilo è famosa nel mondo. Principali tra essi sono le Piramidi e la Grande Sfinge di Giza , la Abu Simbel templi a sud di Assuan e del Tempio di Karnak e Valle dei Re, vicino a Luxor . Il Cairo vanta anche il Museo del Cairo e la moschea di Muhammad Ali Pasha e le zone costiere della penisola del Sinai sono molto popolari tra i visitatori.

Commercio estero

La bilancia commerciale egiziana è in passivo, anche perché le esportazioni riguardano solo il petrolio, il cotone e i datteri. Tuttavia il turismo internazionale è fonte di entrate valutarie, e così le rimesse degli emigrati.

L’Egitto esporta il proprio gas naturale ad Israele. Recentemente, una battaglia legale è in corso contro l’esportazione di gas naturale dall’Egitto a Israele. Una commissione di esperti, nominata dal tribunale egiziano che discute una petizione contro la tratta di gas, ha presentato una raccomandazione volta ad annullare la decisione del governo per l’esportazione di gas naturale ai vari paesi, tra cui Israele, ad un prezzo ridotto.[15]

Ambiente

Estremamente arido e principalmente desertico, eccezione fatta per le rive del Nilo che quando straripa deposita, nei campi circostanti, una sostanza molto fertile chiamata limo.

Altre zone fertili sono le oasi di:

Arte

Arte contemporanea

Nel panorama dell’arte contemporanea la città maggiormente attiva è la capitale, Il Cairo. Al glorioso passato faraonico si sta affiancando una generazione di giovani artisti locali con esperienze e contaminazioni internazionali, spesso supportata da residenti stranieri. Gallerie d’arte contemporanea, mostre, performance, centri culturali caratterizzano il panorama culturale e artistico della città.[16] Gli spazi attivi sono: Townhouse Gallery, Contemporary Image Collective, Darb 1718, Mashrabia Art Gallery, Artellewa Space for contemporary arts, Zamalek Art Gallery, Espace Karim Francis.

Artisti

Tra gli artisti egiziani più noti a livello internazionale si possono ricordare Adel El Siwi, Ahmed Askalany, Ahmed Kamel, Amal Kenawy, Amina Mansour, Ayman Ramdan, Amre Heiba, Basim Magdy, Barry Iverson, Doa Aly, Essam Marouf, Fathi Hassan, Hala Elkoussy, Hany Armanious, Hany Rashed, Huda Lufti, Jihan Ammar, Lara Baladi, Maha Maamoun, Mohamed Sarkawy, Nader Sadek, Nermine Hammam, Omar Ghayatt, Osama Dawod, Rana El Nemer, Rania Ezzat, Rehab El Sadek, Sabah Naim, Shady El Noshokaty, Susan Hefuna, Tarek Zaki, Wael Shawky, Yasser Gerab, Youssef Nabil, Khaled Hafez, Karim Bakry.

Sport

Il calcio egiziano ha la sua storia sin da oltre 100 anni. Il paese ospita molti tornei nazionali africani, come la Coppa d’Africa. La Nazionale di calcio egiziana si è aggiudicata per tre volte consecutive (2006, 2008 e 2010) la Coppa d’Africa e con un totale di 7 vittorie su 8 finali detiene il primato africano, nonostante non si qualificasse ad un campionato mondiale di calcio dal 1990.

Altri sport popolari in Egitto sono lo squash e il tennis. La nazionale di squash è nota per la sua accesa competizione nei campionati internazionali sin dal 1930. Amr Shabana è il giocatore più rappresentativo del Paese, 3 volte campione del mondo e miglior giocatore nel 2006.

Anche la nazionale di pallavolo detiene un record: ha partecipato campionato nazionale africano di pallavolo in tutte le 34 volte, vincendo per 5 volte consecutive il 1º posto (incluso il 2008), 5 volte il secondo, 4 volte il terzo e 2 volte il quarto. La squadra si è aggiudicata il 6º e il 7º posto nel 1995 e nel 1997 nel campionato mondiale maschile di pallavolo, e 2 volte il 6º posto alle Olimpiadi nel 1996 e nel 2000. La Nazionale di pallavolo femminile dell’Egitto ha vinto due volte il campionato africano e ha partecipato sia ai Mondiali che alla Coppa del Mondo.

Nel 2007, Omar Samra organizzò una spedizione per scalare il Monte Everest dal versante sud, con la partecipazione di Ben Stephens (Inghilterra), Victoria James (Galles) e Greg Maud (Sudafrica). La spedizione per l’Everest iniziò il 25 marzo 2007 e terminò dopo 9 settimane.

Tradizioni

Gastronomia

L’alimentazione nell’antichità

Essendo sconosciuto lo zucchero, per dolcificare si utilizzava il miele o, talvolta, il succo dei datteri.

Il sale veniva ricavato dai depositi del Wadi Natrun, nel deserto libico ed era usato principalmente come conservante per le carni.

L’olio veniva utilizzato per l’alimentazione, come unguento e per l’illuminazione ed era ricavato dai semi di varie piante, tra cui, principalmente, sesamo e ricino. Il più pregiato era ricavato dai gigli.

L’olio d’oliva era in gran parte importato dalla Siria, essendo insufficienti le piantagioni di olivi in Egitto.

Bevanda usuale, oltre l’acqua e i succhi di frutta, era la birra, che si otteneva facendo fermentare nell’acqua – e forse con datteri – pagnotte d’orzo. La birra aveva anche un valore rituale e faceva parte fissa delle offerte ai defunti ed alle divinità, insieme al pane e alle carni.

Il vino era conosciuto in Egitto dall’età più antica. I vigneti più antichi erano nel Delta, ma anche nelle oasi e in Nubia si coltivava la vite. Nella tomba di Tutankhamon furono trovate 26 giare di vino, ognuna con l’indicazione della data e del luogo di produzione, oltre al nome del produttore.

Piatti moderni

Vita dell’Egitto antico

Una scena di transumanza

La vita nell’Egitto antico era molto legata al gruppo sociale a cui si apparteneva.

Il Faraone (termine che andrebbe utilizzato solo dalla sedicesima dinastia in poi) era al vertice di tutta la società. Tramite gli scribi il Faraone poteva controllare il buon funzionamento dell’economia del paese. Costoro, conoscendo la scrittura e la matematica, mantenevano in ordine i registri della produzione agricola consegnata al Faraone e calcolavano la parte spettante per ogni abitante dell’Egitto in base al lavoro svolto, alle necessità della famiglia, alla parte da destinare al magazzino per far fronte alle possibili carestie.

Il popolo era per la maggior parte dedito all’agricoltura. La fertilità del terreno permetteva diversi raccolti l’anno, ma durante il periodo delle esondazioni del Nilo gli agricoltori si impegnavano per la costruzione delle grandi opere, ad esempio le grandi piramidi, in cambio di un compenso.

Pesi e misure

Il sistema metrico decimale (metro, chilogrammo, ecc) è stato adottato in Egitto il 28 aprile 1891, ed è ampiamente usato. È rimasto in uso il feddan come unità per la misura della superficie dei terreni. Un feddan = 4.200 m2 = 1,038 acro = 0,42 ettari.

Via “Wikipedia”

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Antico Egitto

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 

Con Antico Egitto si intende la civiltà sviluppatasi in quella sottile striscia di terra fertile che si distende lungo le rive del Nilo a partire dalle sue cataratte al confine col Sudan fino allo sbocco nel Mediterraneo, e riconosciuta come entità statale a partire dal 3100 a.C. fino al 31 a.C., quando ci fu la conquista romana.

Le tracce di insediamenti lungo il Nilo sono molto antiche e si calcola che l’agricoltura (in particolare la coltivazione di grano e orzo) abbia fatto la sua comparsa in quelle regioni intorno al 3500 a.C.[1] Proprio la presenza del fiume, che rende possibile la vita in una regione peraltro desertica, è il motore primo del precoce nascere della civiltà urbana e del suo persistere quasi immutata, ai nostri occhi, per quasi tremila anni. Le acque del Nilo, con le loro piene annuali, non portano solo fertilità ma anche distruzione se non vengono costantemente controllate, imbrigliate, incanalate, conservate per i periodi di siccità; ed è proprio da questo motivo che nasce la necessità di uno stato organizzato, uno stato che garantisca la manutenzione di quelle strutture da cui dipende la sopravvivenza di tutti.

La necessità di avere una struttura statale per la gestione delle opere (dighe e canali) collegate con le acque del Nilo, ha portato alla formazione di uno dei primi Stati della storia, nel 3300 a.C. Infatti questa esigenza fece sì che le tribù neolitiche imparassero a vivere prima sotto l’autorità di capi locali (fase della formazione dei distretti o nomos). I vari nomos si scontrarono e si allearono tra loro, nell’arco di circa un millennio, fino a formare due regni, l’Alto Egitto a Sud (costituito dalla parte meridionale della valle del Nilo) ed il Basso Egitto a Nord (costituito principalmente dal delta del fiume), che vennero unificati nel 3000 a.C. in un solo impero da Menes (da identificarsi probabilmente con il sovrano egizio Narmer), re dell’Alto Egitto, che inaugurò le trenta dinastie dell’Antico Egitto. Tra i monumenti più famosi dell’Antico Egitto vi sono sicuramente le piramidi, tombe di sovrani dalla III alla XII dinastia.

Le piramidi più famose si trovano presso Giza, vicino alla città moderna del Cairo. La loro imponenza testimonia la potenza dello Stato e l’importanza delle credenze religiose riguardo all’oltretomba. La Grande Piramide, la tomba del sovrano Khufu (conosciuto anche come Cheope), è l’unico monumento sopravvissuto delle sette meraviglie del mondo antico. L’antico Egitto raggiunse l’apice della sua potenza ed estensione territoriale nel periodo chiamato Nuovo Regno (1567 a.C.1085 a.C.), quando i confini dell’impero andavano dalla Libia all’Etiopia al Medio Oriente. L’antico Egitto conobbe anche momenti di debolezza e di polverizzazione del potere come avvenne nei tre Periodi Intermedi, nel secondo dei quali l’Egitto cadde sotto il controllo dei dominatori detti Hyksos.

Storia

Cronologia

La storia egiziana è suddivisa in differenti periodi. Le date degli eventi sono ancora oggetto di studio. Molte di esse sono state ricavate interpolando dati storici, archeologici e astronomici. Sin dall’antichità furono stilati diversi cataloghi delle dinastie che si susseguirono in Egitto.

Periodo Predinastico

Con Periodo predinastico dell’Egitto si intende la fase precedente alla formazione dello stato unitario egiziano. La fase comincia indefinitamente nella preistoria e arriva fino al 3100 a.C., il paese è suddiviso nei due regni del Basso Egitto e Alto Egitto.

Le prime comunità agricole si stabiliscono presto nel Delta del Nilo e nell’oasi del Fayyum, subendo nel Basso Egitto un eccezionale sviluppo, che porta, dalla metà del V millennio, alla nascita delle prime città. Secondo alcuni studiosi, lo sviluppo delle attività legate all’agricoltura ha permesso un’enorme crescita demografica; secondo altri, invece, è la crescente pressione demografica a portare ad uno sviluppo dell’agricoltura. Aumenta anche la ricerca delle risorse minerarie del Medio e dell’Alto Egitto, soprattutto oro, da parte di coloni che adorano già Osiride e Horo, provocando al contempo un conflitto con le popolazioni meridionali che adorano Seth.

Gli adoratori di Horo e quelli di Seth si scontrano dunque e sono i primi a vincere. Si forma così un primo nucleo di regno, con capitale la città di Ieraconpoli. L’Egitto è ora diviso in Alto e Basso Egitto, due regni distinti e separati.

Periodo Arcaico (I – II dinastia)

on Periodo Arcaico o Periodo Thinita (dal nome della città di Thinis forse mutuato sul culto della dea Tanit, probabile città natale dei primi sovrani, Narmer compreso, e capitale della prima nazione egizia unitaria, per poco tempo prima del trasferimento a Menfi (Menphi)[2]) si intende l’arco di tempo coperto dalle prime due dinastie egizie.

Narmer (o Menes)

L’Alto Egitto aveva come capitale la città di Nekhen, chiamata dai greci Ieraconpoli. Il re di questo territorio adorava la dea avvoltoio Nekhbet e veniva raffigurato con un’alta corona bianca. Il Basso Egitto aveva come capitale Buto; il sovrano adorava la dea cobra Uto e cingeva una corona rossa, caratteristica di una dea del delta, Neith. Secondo le antiche leggende l’Alto Egitto, guidato dal dio Horo, sottomise il Basso Egitto, unificando tutto il territorio. Il sovrano del regno del Sud assunse da allora nella sua persona i simboli di entrambi i poteri e cinse la doppia corona.

La tradizione attribuiva il merito dell’unificazione dei due regni a Menes, identificato col faraone Narmer. Studi recenti, tuttavia, associano Menes al suo successore, Aha, re della I dinastia. Narmer e Scorpione, altro re del quale sappiamo molto poco, appartengono a quella che gli studiosi hanno battezzato “dinastia 0”, che avrebbe regnato tra il 3200 e il 3065 a.C. Il nome di Narmer fu il primo ad apparire in un serej, uno dei simboli più antichi della regalità. L’unificazione fu ottenuta con una sola battaglia, così come sembra mostrare la cosiddetta “Tavoletta di Narmer“. Il processo fu lento e comportò prima l’unificazione culturale, e solo più tardi quella politica. L’unificazione dei due regni fu il prodotto di numerose battaglie, come dimostrano le diverse tavolozze del Periodo predinastico che sono giunte fino a noi. I nemici non erano solo gli abitanti del Delta, ma si combatteva anche contro le tribù beduine o i Nubiani, riconoscibili dalle diverse acconciature e dalla barba.

Una volta conseguita la vittoria, l’Egitto stabilì la propria capitale a Menfi, una città nuova, che sarebbe stata fondata dal successore di Narmer. Il nuovo Stato adottò simboli dei due regni, unì le due corone e fece del serpente e dell’avvoltoio le due divinità protettrici del faraone. Narmer fu sepolto nell’Alto Egitto, nella necropoli reale di Abido. La sua tomba, con una camera doppia, una per il defunto e l’altra adibita a magazzino, è una delle più antiche della necropoli.

In questo periodo storico compaiono le tombe a mastaba, ossia coperte da una struttura a forma di gradone che sovrasta la camera funeraria.
Scarse sono le notizie sugli avvenimenti storici del periodo; alcune iscrizioni lasciate in occasione di spedizioni militari sono la prova dell’interesse per la regione del Sinai. Con maggior sicurezza abbiamo notizie sui traffici commerciali con Byblos, grazie al ritrovamento in questa città di resti di stoviglie con iscrizioni geroglifiche. Già in epoca arcaica l’Egitto importa da Byblos i tronchi di cedro usati nelle costruzioni, essendo esso privo di alberi con un legno adatto ad essere ridotto in tavole.

Dal punto di vista archeologico di questo periodo ci rimangono soprattutto sepolture, quasi sempre saccheggiate, e frammenti di statue, stele e false porte provenienti da cappelle funerarie. Per quanto riguarda invece le strutture civili (abitazioni, palazzi) non rimane praticamente nulla soprattutto per la deperibilità dei materiali utilizzati (mattoni di fango, legno, canne).

Antico Regno (III – VI dinastia)

Fin dalle prime dinastie il re si afferma quale dio in terra, con la precisa funzione di conservare maat “l’ordine”, il sistema, anche cosmico, che da lui dipende. Da qui deriva il regime faraonico, autocratico per diritto divino, che accentra ogni funzione dello stato sul re e che, sia pure con alternative e variazioni, si mantenne tale sino alla fine della civiltà egiziana. L’affermazione del dogma faraonico ha la sua massima espressione nell’Antico Regno e precisamente nella IV dinastia, quando possiamo prendere a simbolo della straordinaria autorità regale e dell’accentrato interesse sociale sul faraone in questo periodo le piramidi, cioè i monumenti funerari dei faraoni di quella dinastia: Cheope, Khefren e Micerino.

Cheope [modifica]

Piccola statuetta del faraone Cheope

Cheope, nato da Snefru e da Eteferi, figlia dell’ultimo faraone della III dinastia, fu il secondo faraone della IV dinastia e il grande artefice dell’unificazione territoriale e di un periodo di notevole prosperità per l’Egitto. Le notizie sulla sua vita e sul suo regno sono contraddittorie: infatti, secondo la tradizione, tramandataci dalla storiografia greca antica, Cheope fu un faraone crudele e spietato; i testi a lui contemporanei, invece, ce lo descrivono come un riformatore, capace di accrescere il potere reale.

Durante il suo regno, Cheope avviò all’interno del Paese numerose riforme, destinate ad accrescere il suo potere. Affrontò innanzitutto il riordino dell’amministrazione dello Stato ponendovi a capo il visir che in questo modo assunse un ruolo di primissimo piano, ben al di sopra di tutti gli altri funzionari statali e molto vicino alla famiglia reale: il faraone ottenne così, come primo risultato, quello di aumentare il controllo su tutti i funzionari. In ambito religioso, limitò i privilegi dei sacerdoti e dei templi, scegliendo, inoltre, i sommi sacerdoti delle principali divinità tra i membri della sua famiglia. Per quanto riguarda la sua vita privata, Cheope si sposò tre volte e da queste unioni nacquero tre figlie e sei figli, quattro dei quali gli successero al trono. In politica estera, il suo regno fu caratterizzato dalla convivenza pacifica con i popolo vicini; le uniche spedizioni al di fuori dei confini del Regno, verso il Sinai e la Nubia, furono effettuate con lo scopo di approvvigionarsi di minerali.

Per preparare il suo passaggio nell’oltretomba, diede l’avvio alla costruzione di una monumentale opera, che finì per oscurare tutte le altre: nacquero così la Grande Piramide e il complesso funerario che la circonda, destinato ad accogliere parenti e funzionari.ii

Chefren

Chefren in una statua

Chefren fu un faraone della IV dinastia, quella di Cheope. Era appunto il figlio del famoso faraone. Dopo la morte di quest’ultimo Chefren combatté contro il fratello Kheper per la successione. Naturalmente vinse Chefren, perché altrimenti non sarebbe stato faraone.

Il suo regno durò per 20 anni.

Le sue opere

La Sfinge a Giza

Chefren costruì certamente alcuni templi, ma le strutture per cui va più famoso sono due:

    • La sfinge – La Sfinge rappresenta un leone con la testa del faraone Chefren.
    • La Piramide di Chefren – La piramide che lui edificò è la più grande in assoluto, a parte quella del padre Cheope. È l’unica piramide con ancora la decorazione esterna

Le piramidi Il fatto più noto relativo a questo periodo è la costruzione delle piramidi, imponenti monumenti funebri dei sovrani di questo periodo storico.

La piramide fu, molto probabilmente un’evoluzione della mastaba, infatti quella che è considerata la più antica tra esse, la piramide a gradoni di Djoser non è altro che una serie di mastabe sovrapposte.

A questa prima piramide ne seguirono altre, alcune abbandonate prima del termine della costruzione (probabilmente a causa della prematura morte del sovrano).

Un esempio degno di nota è la piramide romboidale del faraone Snefru: a metà della sua edificazione, i costruttori preoccupati a causa del possibile cedimento della struttura (fatto già accaduto) decisero di modificarne l’angolo riducendolo. Il risultato è una strana piramide, la cui cima è improvvisamente inclinata.

Le piramidi più famose sono le tre di cui non venne mai persa la memoria a causa delle loro dimensioni, queste sono i monumenti funebri di Khufu, il Cheope sopra citato, Khefren (a cui si deve anche la Sfinge) e Micerino. La piramide di Khufu, detta anche grande piramide venne considerata già dagli antichi una tra le sette meraviglie del mondo.

La sfinge di Giza, sullo sfondo la piramide di Cheope

Ormai tramontata la teoria, dovuta più che altro ai racconti di Erodoto, dell’utilizzo di migliaia di schiavi catturati in battaglia, per la costruzione delle piramidi è ormai accettato, abbastanza da tutti gli studiosi, che queste costruzioni siano state erette da operai specializzati, che vivevano nei pressi, aiutati durante la stagione dell’inondazione (periodo dell’anno in cui il Nilo allagava i campi rendendo impossibili i lavori agricoli) da contadini che, si dice, provenissero da tutto l’Egitto. I racconti di Erodoto non sono credibili anche per il fatto che l’Antico Egitto, nell’Antico Regno, non intraprese grandi guerre, non catturando quindi, schiavi. Infatti, durante l’Antico Regno vi furono solo 5 dinastie, e ciò sta a rappresentare un regno privo di ostilità verso altri popoli a quei tempi

Nel 1988 lo scienziato francese Joseph Davidovits ha proposto una controversa ma innovativa ipotesi sulla costruzione delle piramidi basata sull’idea che gli antichi egizi fossero in grado di sintetizzare dei geopolimeri utilizzando calcare, calcio, natron e argilla gettati all’interno di casserature costruite man mano sulla piramide. La teoria, la cui validità ancora oggi è oggetto di dibattito, ha il pregio di spiegare aspetti lasciati irrisolti da altre teorie precedenti (ad esempio come fosse possibile ottenere in cava blocchi dal peso di svariate tonnellate e perfettamente combacianti quando messi in opera, o come fosse possibile nutrire la manodopera, che secondo Davidovits sarebbe stata di 1500 unità anziché numeri molto più grandi secondo le precedenti teorie).

Complessivamente si contano più di cento piramidi, tra grandi e piccole, sebbene solo una piccola parte sia tuttora in discrete condizioni.

Nelle sepolture risalenti a questo periodo sono stati rinvenuti i primi esempi di tecnica di imbalsamazione.

I faraoni, figli di Ra

Secondo un racconto popolare conservatoci nel cosiddetto “papiro Westcar”, i primi tre re della V dinastia sarebbero stati figli della moglie di un sacerdote di Ra, il dio solare di Eliopoli, e dello stesso dio Ra: seppure coi colori della novella popolare, il testo è interessante e altri elementi documentari confermano che realmente l’avvento della V dinastia segna un cambiamento, una crisi anche religiosa che si presenta con lo spostare l’importanza sul dio di Eliopoli e con l’edificazione di templi “solari” dei quali l’elemento principale è un obelisco su una piattaforma.

Un ulteriore mutamento dinastico portò il faraone Teti sul trono, iniziando così la VI dinastia, ultima dell’Antico Regno.

Rapporti con i popoli vicini

In questo periodo grandi spedizioni commerciali e militari sono inviate in Nubia e in Libia, mentre i rapporti con l’Asia sono assai limitati, eccetto quelli con Byblos, e non hanno comunque scopi imperialistici ma si limitano a scambi commerciali. Dal commercio esterno arrivava in Egitto dalla Nubia l’oro, con avorio e altri prodotti esotici, dal Sinai rame in grande quantità, mentre le spedizioni commerciali in Fenicia procuravano legname, specialmente legno di cedro.

Primo Periodo Intermedio (dinastie VII, VIII, IX, X)

Con il desiderio d’indipendenza della nobiltà si ha il decentramento, la provincializzazione che caratterizzano i momenti di crisi del potere faraonico. Alla fine della VI dinastia, col lunghissimo regno di Pepi II, termina l’Antico Regno: allora in Alto Egitto sorge una potente nobiltà provinciale, le terre che erano state unicamente proprietà regale vengono frazionate, sempre più larghi privilegi sono concessi ai templi e ai sacerdoti mentre le risorse della cassa regia si esauriscono. Si arriva così al periodo turbolento, uno dei più oscuri della storia egiziana, che è il Primo periodo Intermedio, scarso di testimonianze contemporanee e che giunge fino alla X dinastia.

Un periodo di disagio

In quest’epoca tutto il paese è in disordine: un testo letterario del periodo, le Lamentazioni di Ippuwer, danno un quadro fosco delle condizioni del paese in questo momento, in cui nomadi beduini si sono infiltrati nel Delta, e dovunque in Egitto sono lotte fraterne, rivolgimenti sociali, depredazioni, miseria:

I ricchi sono in lutto, i poveri sono pieni di gioia; ogni città dice: Scacciamo i potenti che sono fra noi!”. Grandi e piccoli dicono: “Vorrei essere morto!” e i piccoli bimbi dicono: “Non mi avessero mai messo al mondo”. Davvero il deserto è nel paese, i nomi sono distrutti; gli stranieri sono venuti in Egitto da fuori. Si mangia erba e ci si abbevera d’acqua e non si trovano né grano né erbaggi da uccelli: si prendono i rifiuti dalla bocca dei porci e non si dice: “Questo è meglio per te che per me”, a causa della fame. Ecco, i possessori di vesti preziose sono in cenci, ma chi non tesseva per sé ha ora lini fini. Ecco, chi non si costruiva un battello, ora possiede navi: il proprietario guarda, ma non sono più sue. Ecco, i poveri del paese son diventati ricchi, chi possedeva è ora uno che non ha nulla“.

Di questi disordini Ippuwer individua la causa principale nella debolezza del faraone, che rimprovera per la sua noncuranza, giudica il sovrano non all’altezza della sua funzione, questo mostra quanto sia scaduto il concetto di re-dio che era stato alla base del periodo precedente.

Alla fine del primo periodo intermedio, essendo le province tornate alla condizione di piccoli stati indipendenti, si formano dinastie di principi locali, con diritto ereditario al potere, che datano i monumenti coi loro anni, reclutano truppe, e non esitano ad assumere titoli e prerogative reali. La fine di questo periodo è particolarmente felice per la società, nella quale torna sovrana la giustizia, il maat, tanto a lungo elogiato dai monarchi dell’Antico Regno.

Medio Regno (dinastie XI, XII)

Verso il 2040 a.C. finisce il primo Periodo Intermedio: il principe Mentuhetep riesce a riunire l’Egitto sotto il proprio potere e diventa fondatore dell’XI dinastia: nessun dubbio che lui e i suoi successori abbiano dovuto penare per riorganizzare l’Egitto, ostacolati dalle tendenze indipendentistiche radicatesi nei nomarchi provinciali, ma alla fine riescono a controllare l’intero paese e a ottenere un concentramento del potere politico a Tebe, la nuova capitale. Nella riconquistata unità nazionale, l’Egitto è in grado di riprendere il controllo in Libia e in Nubia, sfrutta di nuovo le sue risorse minerarie e riallaccia il commercio con la Siria. L’ultimo sovrano della XI dinastia è soppiantato dal suo visir, Amenemhat, che con il nome di Amenemhat I inizia la XII dinastia, con cui si apre il Medio Regno.

La nuova dinastia s’impone ai sudditi, priva com’è di legittimi diritti al trono non può appoggiarsi infatti su diritti divini, con argomenti umani, utilizzando abilmente una propaganda capillare condotta anche attraverso testi letterari. L’avvento del fondatore della dinastia è presentato, in un testo letterario, ispirato alla stessa volontà regale, la cosiddetta “Profezia di Neferty”, come il compiersi di una profezia, emessa nell’Antico Regno, che prometteva il risollevamento dell’Egitto dal disordine. La capitale viene spostata da Menfi alla nuova città di Ity Tawy (Dominatrice delle Due Terre) appositamente fondata nella regione del Fayum anche se il centro del potere si trova nel sud a Tebe.

Sesostri I

Scultura raffigurante il faraone Sesostri I

Il regno di Sesostri I come unico sovrano inizia in modo cruento, con l’uccisione di suo padre Amenemhat I, ma dal momento che il defunto faraone ha governato insieme al figlio per dieci anni, la successione non crea problemi. Durante il regno del padre, Sesostri si è occupato delle questioni militari. Amenemhat viene assassinato infatti proprio mentre lui era nel deserto libico al comando di una spedizione contro le tribù nomadi. Ricevuta la notizia, Sesostri si dirige rapidamente verso la capitale dell’Egitto e si fa incoronare nel 1962 a.C. controllando così la situazione. Secondo una leggenda lo stesso Amenemhat, sotto forma di spettro, consiglia al figlio di non fidarsi troppo delle persone che lo circondano.

Il nuovo re governa insieme al figlio Amenemhat II. Prima di morire fa costruire una piramide, a el-Lisht, in cui viene sepolto. Il regno di Sesostri si caratterizza per la politica interna volta a potenziare al massimo la regione di el-Faiyum, continuando in questo modo la linea politica tracciata dal padre. Economicamente il faraone continua lo sfruttamento delle cave di marmo e garantisce il controllo delle miniere d’oro nella zona meridionale. A Nord il faraone guida spedizioni contro le tribù nomadi e mantiene contatti commerciali col porto di Ugarit. La maggior parte degli edifici costruiti da Sesostri non è arrivata ai nostri giorni. Grazie alla sua politica e a quelli dei suoi successori, l’Egitto conosce così un grande periodo di tranquillità economica e politica.

Secondo Periodo Intermedio (dinastie XIII, XIV, XV, XVI, XVII)

Il secondo periodo intermedio comprende le dinastie XIII, XIV, XV, XVI e XVII. Da un punto di vista cronologico questa fase della storia egizia copre il periodo dal 1790 a.C. al 1530 a.C.

L’invasione degli Hyksos

Il Medio Regno è per l’Egitto antico uno dei migliori periodi della sua storia, sotto l’aspetto politico, economico ed amministrativo; ma subito dopo la morte di Amenemhat III si verifica un declino della prosperità e del prestigio del paese. Durante questo nuovo periodo di decadenza, il Secondo Periodo Intermedio, un’apparenza di potere centrale continuò nella XIII e XIV dinastia, ma sempre più indebolito e limitato alla regione meridionale dell’Egitto.

Infatti, dopo un lungo periodo d’infiltrazione, lenta ma costante, il Delta e anche l’antica capitale dell’Egitto, Menfi, finisce con il cadere nelle mani degli Hyksos, una commistione di differenti genti asiatiche, semiti in prevalenza, ma la cui classe dirigente era probabilmente formata da elementi khurriti, che stabilirono la loro capitale nel Delta Orientale, ad Avaris, l’attuale Tell el-Daba, dove scavi recenti hanno portato novità storiche e archeologiche, come gli stretti rapporti con la Creta minoica.

Questi dominatori di cultura inferiore, assimilarono la civiltà egiziana e, probabilmente impiegando largamente funzionari egiziani, amministrarono il paese con metodi non oppressivi e non dovettero essere malvisti dai loro sudditi, nonostante i foschi colori con cui la contro-propaganda tebana descrive quel periodo. L’Egitto deve agli invasori almeno la conoscenza dei cavalli e dei carri da guerra, fino ad allora ignoti in Egitto.

Sotto gli ultimi re hyksos, Kamose, un sovrano di Tebe della XVII dinastia, decise di attaccare gli stranieri: è il primo segno storicamente certo di un tentativo di cacciare dal delta gli invasori. Della sua “guerra di liberazione” Kamose ha lasciato testi ufficiali epigrafici. L’espulsione degli Hyksos avvenne però in maniera lenta e graduale, con un lento indebolirsi del potere degli Hyksos.[3] Gli invasori furono scacciati in maniera definitiva solo con Ahmose, fratello e successore di Kamose: egli riuscì infatti a superare il delta e a giungere fino in Palestina dove, dopo un assedio durato tre anni, conquistò la città fortificata di Sharuhen, spazzando via definitivamente gli Hyksos[3]. In questo modo ebbe inizio la XVIII dinastia con la quale si aprì il Nuovo Regno.

Nuovo Regno (dinastie XVIII, XIX e XX)

Comprende le dinastie XVIII, XIX e XX e copre gli anni dal 1530 a.C. al 1080 a.C.

L’Egitto ora è di nuovo riunito ed unificato: ha mostrato di saper combattere ed è pronto a un nuovo periodo di splendore. La Nubia viene ripresa, un nuovo senso di politica e di conquista spinge i sovrani della XVIII dinastia alla conquista militare della Siria e della Palestina, specialmente con Thutmose I, primo sovrano imperialista.

Hatshepsut

Statuetta raffigurante Hatshepsut

Dopo la morte di Thutmose I, gli succede al trono il figlio Thutmose II. Alla sua prematura scomparsa sale al trono la moglie di quest’ultimo, Hatshepsut che comincia il suo regno nel 1490, al fianco del nipote Thutmose III, ancora bambino, figlio del defunto faraone e di una concubina. Per sette anni la regina si è adattata a un ruolo politico secondario. Ma l’appoggio dei sacerdoti di Amon, del visir e degli architetti reali permette ad Hatshepsut di proclamarsi faraone, relegando Thutmose III ad altre attività di minore importanza.

Riconosciuta come re, si fa rappresentare in aspetto maschile e adotta il protocollo faraonico, pur modificandolo leggermente. Hatshepsut avvia una vasta attività di costruzione a Tebe, dove spicca il suo tempio funerario a Deir el-Bahari. Per legittimare il suo potere si serve inoltre dei sacerdoti di Amon che, in cambio di una loro maggiore influenza, creano per lei il mito della teogamia. Il dio Amon, possedendo il corpo del faraone Thutmose I, si sarebbe unito alla regina e questa avrebbe concepito Hatshepsut. Con tale spiegazione si attribuisce dunque alla sovrana un’origine divina e quindi il diritto a governare come faraone.

Sotto il suo mandato si compiono dunque spedizioni commerciali verso il sud, alla ricerca di materiali esotici come legno profumato o oro, e organizzate anche campagne militari che permettono di controllare la terza cateratta e di arrivare fino alla sesta. Tali spedizioni sono guidate da Thutmose III, che, nonostante il presunto odio verso la zia “usurpatrice”, non si solleverà mai contro di lei. Durante il regno di Hatshepsut si completano parte dei templi di Ermant e Karnak, si realizzano lavori di costruzione a Buhen e a Beni Hasan, dove la regina ha fatto erigere lo Speos Artemidos.

Piena espansione

L’Egitto, con il regno di Thutmose III ha raggiunto la sua massima espansione: l’impero comprende ora la Nubia e giunge in Asia fino all’Eufrate. L’impero era ben controllato, con funzionari egiziani e presidi militari; i rapporti con i sovrani asiatici di Babilonia, di Mitanni, di Cipro erano fitti e cordiali.

Per il regno di Amenhotep III e per quello di Amenhotep IV siamo particolarmente bene informati grazie all’archivio della corrispondenza ufficiale con quei sovrani: le tavolette d’argilla coi testi accadici ritrovate a Tell el-Amarna.

L’Egitto divenne il paese più ricco del mondo antico; ma l’oro che arrivava in Egitto, dalla Nubia e dall’Asia, in massima parte andava ad arricchire le casse dei templi; Amon di Tebe, al quale i sovrani consacravano gran parte del bottino, vede il suo sacerdozio divenire sempre più potente e il sovrano dipendere da quello.

Akhenaton

L’urto tra il potere del faraone e quello del clero di Amon porta a una crisi violenta e aperta nel regno di Amenhotep IV: i sacerdoti sono cacciati, i templi chiusi e particolarmente Amon e il suo clero sono perseguitati, mentre anche Tebe non è più la capitale. Amenhotep IV fonda una nuova città, Akhetaton (l’orizzonte di Aton) in onore del dio della nuova religione monoteista, Aton, il disco solare.

Il faraone Akhenaton

Il sovrano, che assume ora il nome di Akhenaton forma nuovi quadri amministrativi, sostituendo ai vecchi funzionari gente nuova, che non aveva una formazione amministrativa, ma che deve la sua posizione al fatto di aver abbracciato la nuova fede e di aver appoggiato il re nella sua riforma. Il dio di Akhenaton, di cui il sovrano è profeta, sacerdote e apostolo, poteva avere, in quanto culto puro dell’astro del sole, elementi di cosmopolitismo, come mostra bene un passo dell’Inno ad Aton probabilmente composto dallo stesso faraone:

Come son numerose le tue opere, ciò ch’hai creato e ciò ch’è nascosto, tu, dio un unico che non ha eguale! Hai creato da solo la terra secondo il tuo desiderio, gli uomini, il bestiame e tutti gli animali selvaggi, tutto ciò che esiste sulla terra e cammina coi suoi piedi, tutto ciò ch’è nell’aria e vola con le sue ali, i paesi stranieri di Siria e di Nubia e la terra d’Egitto

La fine dello scisma atoniano e la rivincita degli dei ignorati o perseguitati, soprattutto Amon, si prepara già negli ultimi anni di Akhenaton: alla crisi contribuì anche la situazione in cui era venuta a trovarsi la potenza egiziana in Asia. La corrispondenza dei sovrani asiatici con Akhenaton mostra che continuavano, almeno nei primi anni del suo regno, rapporti diplomatici amichevoli. Invece un quadro tutto diverso è presentato dalla corrispondenza tra il faraone e i capi e principi siriani, fra i quali si manifesta un certo disagio e una crescente insofferenza per l’autorità egiziana in Siria: alla base c’è sicuramente la mano del re hittita, la nuova potenza minacciosa in Asia, che controlla i movimenti dei ribelli, li coordina e, all’occasione, si appropria delle loro conquiste.

La Siria è ora divisa in due partiti: quelli che restavano fedeli all’Egitto come i principi degli stati siriani costieri, Byblos, principalmente, e Damasco, e quelli che speravano di ottenere vantaggi dal cambiamento, fiduciosi nell’appoggio degli Hittiti, come i principi della zona interna. Akhenaton, benché i principi a lui fedeli abbiano chiesto aiuto diverse volte, non ha mai risposto alle loro preghiere.

Alla sua morte, l’Egitto è pronto a tornare alla condizione che aveva preceduto il tentativo di riforma religiosa monoteista detta “amarniana”.

Tutankhamon

Tutankhamon detto anche “il faraone bambino”, appartenuto alla XVIII dinastia, è stato il più giovane faraone mai conosciuto e dopo la morte del “faraone eretico”, la cui storia viene cancellata da tutti i monumenti, così come il culto del suo dio, sale al trono suo figlio, il giovanissimo Tutankhaton (“immagine vivente del dio Aton”), ribattezzato in seguito Tutankhamon, “immagine vivente del dio Amon”.

Il piccolo monarca proclama presto il ripristino delle feste e del culto degli dei precedenti al regno del padre e torna a riconciliarsi con il clero. La capitale viene riportata a Tebe, Akhetaton, la capitale del dio Aton, viene depredata e abbandonata per sempre. Tutankhamon sposa la giovane Ankhesenamon, sua sorellastra, regna per circa dieci anni e muore all’età di diciannove anni, nel 1325 a.C., ultimo sovrano della XVIII dinastia.

Ay, suo consigliere fidato, ne sposa la vedova, Ankhesenamon, e gli succede nel regno per quattro anni, dopodiché, per volontà del clero, sale al trono Horemheb, primo faraone a non vantare alcuna discendenza regale; era stato infatti generale sotto il regno di Akhenaton e Tutankhamon.

Ay

Ay

Il successore del faraone Tutankhamon fu il suo visir, di nome Ay. Non si è ancora certi di come è morto Tutankhamon, ma una delle più accreditate teorie è quella in cui lui viene ucciso da Ay, in qualche modo.

Il suo regno durò circa cinque anni, uno dei più brevi della storia dell’Antico Egitto. Si era sposato (come detto nella precedente sezione) con la vedova del faraone suo predecessore, Ankhesenamon.

Horemheb

La definitiva sistemazione dell’Egitto spetta comunque a Horemheb il quale viene scelto come re dall’oracolo di Amon (in realtà dal suo cedro), come narra egli stesso in una iscrizione.

Ancora generale, dopo la morte di Akhenaton, aveva mostrato la sua energia riuscendo a conservare la Palestina all’Egitto con una spedizione fortunata; divenuto faraone, si preoccupa di sanare la deplorevole condizione del paese emettendo un decreto ch’è uno dei più importanti documenti legislativi lasciati da sovrani egiziani.

Le misure adottate da Horemheb sono in parte legislative (riorganizza i tribunali, reprime gli abusi e le estorsioni ai danni dei contadini, le requisizioni abusive di schiavi ai privati) e in parte amministrative.

Ramessidi

Dopo Horemheb, morto senza eredi, si ha un netto cambiamento: i sovrani della XIX dinastia, di cui il fondatore è Ramesse I, gran visir del precedente faraone, non sono di origine tebana, bensì del delta orientale. Ciò spiega anche perché Seth, il dio locale, sia la divinità protettrice dei membri di questo casato.

La politica religiosa dei primi tre sovrani della XIX dinastia, è di favorire altre divinità: Ra di Eliopoli e Ptah di Menfi in modo particolare, sì da evitare l’accaparramento del potere da parte del sacerdozio tebano senza tuttavia entrare in conflitto con esso, anzi ufficialmente mostrandosi devoti del dio di Tebe. Sotto il loro comando, l’Egitto conosce un periodo di grande splendore, culturale ed economico.

Ramesse II

Ramesse II sul trono

Dopo due anni di regno Ramesse I muore e al suo posto sale al trono il figlio, Seti I, già co-reggente. Questi regna sull’Egitto per circa diciotto anni. Il suo è un periodo di equilibrio assoluto. Suo figlio e successore è Ramesse II, uno dei più grandi faraoni nella storia d’Egitto.

Ramesse dimostra ben presto di essere un ottimo comandante, nei primi anni di regno affronta e sconfigge infatti un gruppo di predoni del mare, denominati Shardana, in seguito inglobati nella sua guardia personale.

La sua impresa più memorabile, e senza dubbio la meglio documentata nella storia dell’Antico Egitto, è però la Battaglia di Kadesh, combattuta nei pressi del fiume Oronte, nella quale il faraone affronta l’impero ittita, sotto la guida di Muwatalli II. Benché nessuno dei due contendenti vinca la battaglia, Ramesse farà larghissima propaganda all’episodio presentando la battaglia di Kadesh come una grande vittoria, per il semplice fatto di aver riportato la quasi totalità dell’armata in patria. Il sentimento del pericolo, comune all’impero hittita e all’Egitto nel suo predominio sulla Siria, dell’affermazione della potenza assira in Asia è certamente alla base del trattato di pace tra Ramesse II e Hattusili, fratello e successore di Muwatalli. Il testo dell’alleanza difensiva tra le due potenze era redatto in egiziano e in cuneiforme. A suggello della nuova situazione tra i due paesi si ha il matrimonio tra la figlia del sovrano hittita e Ramesse II.

Il faraone non è ricordato solo come grande guerriero ma anche come un instancabile costruttore. Parecchie opere dell’Antico Egitto appartengono a lui o da lui sono state modificate. Si possono ricordare i due templi di Abu Simbel, uno dedicato a sé stesso, l’altro alla moglie Nefertari divinizzata, il Ramesseum, la città di Pi-Ramses, sua nuova capitale. Il suo è uno dei regni più lunghi, Ramesse morì infatti a circa 91 anni, dopo sessanta anni di governo. Padre di numerosi figli, riesce a far salire sul trono solo il tredicesimo, Merenptah, non perché i precedenti non siano meritevoli di tale titolo ma perché semplicemente non erano sopravvissuti a lui.

Merenptah e i popoli del mare

Il figlio e successore di Ramesse II, Merenptah, deve far fronte a una situazione molto grave, che tocca direttamente l’Egitto, e non più soltanto il suo prestigio nelle zone esterne del dominio egiziano: il pericolo è alla frontiera occidentale dell’Egitto ed è costituito dai Libici che fanno pressione per entrare in Egitto e che portano con sé anche truppe appartenenti ai “popoli del mare”, quelle genti, cioè, della grande ondata indoeuropea che comincia a calare nel Mediterraneo.

Della sua vittoria sui Libici e sui loro alleati, Merenptah dà un ampio resoconto in una iscrizione a Karnak e in una stele, nota come “stele di Israele” perché Israele vi figura menzionata nell’inno che conclude questo testo ufficiale:

I re sono abbattuti e dicono: “Pace”, nessuno alza la testa dei Nove Archi: la Libia è devastata, gli Hittiti pacificati, Caanan è distrutta con ogni male, Ascalon conquistata, Gezer è presa, Yenoam annientata, Israele è desolata e non esiste il suo seme. La Palestina è divenuta una vedova a causa dell’Egitto, tutti i paese sono uniti, tutti pacificati”.

Ramesse III e la crisi del Nuovo Regno

Durante il regno di Ramesse III (che può considerarsi l’ultimo grande sovrano del Nuovo Regno), il Delta egiziano fu di nuovo in pericolo per gli attacchi ripetuti dei Libici, ancora alleati con elementi dei “popoli del mare” e per l’attacco nel Delta Orientale, per terra e per mare questa volta, di orde di “popoli del mare”, ma Ramesse III riuscì a proteggere il confine egiziano. Lunghi testi e scene scolpite sulle pareti del suo tempio funerario a Medineth Habu commemorano gli episodi delle imprese belliche del sovrano e le sue vittorie.

Ramesse III riesce a conservare la Palestina, ma dopo di lui l’Egitto non ha più la forza di mantenere la sua supremazia in Asia. La crisi appare infatti evidente verso la fine del suo regno: l’Egitto soffre di una gravissima situazione economica che porta all’inflazione; tra gli operai della necropoli tebana si verificano veri e propri scioperi di protesta per le paghe che non sono date e ancora durante il regno di Ramesse IX è attestato un altro grave sciopero nello stesso ambiente; bande di ladroni depredano le ricche tombe dei faraoni nella Valle dei Re.

La progressiva debolezza del potere centrale, i disagi economici, la scomparsa di un vero e proprio impero egiziano, tutto porta alla rovina dell’Egitto, che conosce disordini e carestie finché alla fine della XX dinastia l’unità del regno delle Due Terre si sfascia, quando un debole faraone regna nel Delta, con capitale a Tanis, mentre in Alto Egitto domina Herihor, il quale ha riunito nelle sue mani la funzione di visir dell’Alto Egitto e quella di sommo sacerdote di Amon a Tebe.

Terzo Periodo Intermedio (dinastie XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV)

Dopo Herihor, l’Egitto entra in una fase decisa di decadenza. La Nubia si stacca dal regno, e a Napata, la città eletta capitale, saliranno al trono sovrani di cultura in qualche modo egiziana che si considereranno eredi dei faraoni. La Libia e la Siria sono ormai sottratte all’influenza egiziana. Anche l’Alto Egitto si separa praticamente dal resto del paese, e si costituisce come stato autonomo dominato dai sacerdoti di Amon.

Guerrieri assiri

Verso il 959 a.C., dall’ambiente delle colonie militari libiche che negli ultimi tempi sono state accettate in Egitto, sale sul trono del faraone una dinastia libica, la XXII; Tebe e l’Alto Egitto restano in mano al sacerdozio ammoniano. Uno dei sovrani libici, Sesonchis, tenta di riprendere la politica asiatica, ma ben presto il paese ricade nell’inerzia e nella disorganizzazione.

L’unità dell’Egitto viene ricostituita intorno al 730 a.C. da sovrani del lontano regno di Kush: appoggiandosi al sacerdozio tebano, Piankhi prima, poi suo fratello Shabaka conquistano l’Egitto, sottomettendo i principi locali che, specialmente nel Delta, erano fortemente indipendenti e bellicosi. La nuova dinastia, la XXV, dà quindi all’Egitto, con l’unità, un nuovo impulso: estremamente pii, i sovrani di Kush restaurano templi e ne edificano di nuovi, e la devozione ad Amon, loro dio, è al centro della loro pietà. La pietà religiosa, venata di un certo arcaismo di tipo ortodosso, porta i sovrani etiopici a prendersi cura dei templi e dei culti antichi.

La vera debolezza della XXV dinastia sta nel fatto che la capitale del regno era lontanissima da Kush, dove, dopo la conquista, i sovrani sono ritornati, lasciando libertà di manovre indipendentistiche ai principi locali delle città egiziane. Ma la dissoluzione dell’unità egiziana viene dall’esterno: gli Assiri, la nuova grande potenza assoluta in Asia, penetrano in Egitto e saccheggiando e distruggendo arrivano a Tebe: Assurbanipal riduce l’Egitto a una sorta di protettorato assiro che designa come capi locali i principi egiziani del Delta educati a Ninive.

Epoca Bassa

Quando l’Assiria conosce però la crisi, l’Egitto, sotto una nuova dinastia, la XXVI, ha di nuovo un periodo d’unità: Psammetico, principe di Sais e vassallo dell’Assiria, si allea con la Libia e caccia gli Assiri dall’Egitto. La dinastia saitica (di origine libica) regna per più di un secolo restituendo al paese un ultimo periodo di rinascita: il potere è accentrato, Tebe è sotto controllo da quando Psammetico I fa adottare come “Divina Adoratrice” la propria figlia, i contatti commerciali ed economici con la Grecia portano all’Egitto vantaggi commerciali ed economici poiché, commerciando adesso con i Greci, gli egiziani sono affrancati nel Mediterraneo dalla necessità di mediazione dei fenici.

È piuttosto una politica africana quella che l’Egitto conduce adesso militarmente, in Nubia, a Cirene, e i tentativi di intervento militare in Siria e in Palestina si risolvono in sconfitte. I sovrani saitici assumono largamente mercenari greci, benché questa preferenza sia causa di difficoltà interne per la rivalità tra egiziani e Greci: ma i Greci sono adesso gli alleati dell’Egitto contro la nuova potenza asiatica che minaccia l’equilibrio del Mediterraneo: la Persia.

La conquista persiana

Stele raffigurante il re Dario I con alcuni servitori

L’ultimo faraone della XXVI dinastia, Psammetico III, è sconfitto e catturato dal re persiano Cambise, figlio di Ciro, nella battaglia di Pelusio. L’Egitto, con Cipro e la Fenicia, entra a far parte dell’impero achemenide, sesta delle venti divisioni amministrative, o satrapie. La XXVII dinastia comprende Cambise, morto nel 522 in Siria sulla via del ritorno in Persia e, in successione, Dario I, Serse, Artaserse I, Dario II e Artaserse II, che viene riconosciuto in Egitto come faraone almeno fino al 402.

Per intensificare i rapporti della Persia con la satrapia d’Egitto, Dario I realizza il raccordo con il Mar Rosso dell’antico canale nilotico che sboccava nel Lago Timsah, l’odierno Ismailia per poi attraversare i Laghi Amari e che in quattro giorni di navigazione permetteva di andare da Bubasti fino al Mar Rosso. Lungo il canale Dario I fa erigere la sua stele celebrativa, di dimensioni colossali con testi geroglifici, cuneiformi ma anche bilingui. Nello stesso spirito si realizza anche la grande statua di Dario I in abito persiano, coperta d’iscrizioni geroglifiche e cuneiformi, scoperta nel 1972 a Susa, eseguita in Egitto e trasferita in Persia probabilmente da Serse.

L’Egitto recupera la sua indipendenza in seguito alla guerra condotta da Amirteo di Sais, primo e unico rappresentante della XXVIII dinastia. La guerra è proseguita da Nepherite di Mende, fondatore della XXIX dinastia. L’ultimo faraone dello stato egiziano indipendente è Nectanebo II, della XXX dinastia, al quale si deve una notevole attività edilizia nel Delta. Nectanebo organizza il proprio culto, in vita, sotto le sembianze del dio falco Horo. La sua opposizione ai rinnovati attacchi persiani sono però inutili e, nel 343, vinto da Artaserse III, è costretto a fuggire in Nubia.

La seconda dominazione persiana dura appena dieci anni; dopo la battaglia di Isso nella quale viene sconfitto Dario III, l’Egitto è costretto ad essere inserito nell’impero di Alessandro Magno.

Arte

Piramidi

Le tombe che i faraoni delle prime due dinastie avevano utilizzato come sepolcri furono sostituite da un nuovo edificio durante il regno del faraone Zoser: la piramide. La costruzione di questa prima opera derivò dalla sovrapposizione di mastabe, tombe generalmente a forma di piramide tronca, di grandezza decrescente via via che aumentava l’altezza. La figura “a gradoni” simboleggiava la scala attraverso la quale il faraone saliva al cielo. A essa ne seguirono altre e, durante la IV dinastia, apparve la prima piramide perfetta.

La prima fase della costruzione consisteva nello scegliere il luogo adatto all’ubicazione; poi si disegnavano le piante e si decideva la quantità di materiale e di personale necessaria. Allora venivano convocati i sacerdoti, per determinare i punti cardinali che avrebbero orientato le facce delle piramidi, delimitare le basi e procedere alla cerimonia del livellamento del terreno. Il faraone doveva eseguire il rituale dell’inizio della costruzione e la cerimonia dell’allungamento della corda, che consisteva nel verificare l’orientamento, nel piantare un piolo in ciascun angolo, nell’iniziare lo scavo di una piccola parte della fossa, nel modellare un mattone e nel porre la prima pietra. Cominciava così la costruzione vera e propria. La durata dei lavori dipendeva dalla grandezza del complesso funerario, che doveva essere pronto al momento della morte del faraone.

Dopo aver inaugurato ufficialmente la costruzione si iniziava il primo gradino della piramide. Il lavoro veniva svolto da squadre di operai che ricevevano un salario dallo Stato. Una volta stabiliti i gruppi di lavoro, si procedeva all’estrazione dalle cave della pietra necessaria per innalzare la piramide. Il metodo di estrazione dipendeva dalla durezza. Le rocce molto dure venivano sottoposte a un brusco cambiamento di temperatura. Perciò, prima veniva riscaldata la superficie e poi veniva rapidamente raffreddata, incrinando la massa e permettendo di tagliare la pietra con semplici strumenti dello stesso materiale, o di legno oppure di rame. Un altro metodo consisteva nell’abbassare il terreno, tracciando una rete di piccole trincee fino a raggiungere la profondità adatta all’estrazione.

Dopo averli separati, i blocchi della parete della cava venivano deposti sul piano per poi essere trainati ai piedi della piramide. Per evitare che rimanessero incagliati, si spargeva a terra del fango, che permetteva un migliore scorrimento delle slitte. Intanto, altre squadre di operai provvedevano a sollevare i blocchi di pietra, completando così i diversi piani. Come gli Egizi riuscirono a sollevare pietre tanto grandi e pesanti è una questione ancora aperta. Molto probabilmente, come testimoniano i resti trovati nel tempio di Setibtawy, utilizzarono un articolato sistema di rampe, permettendo alle squadre di lavorare senza ostacolarsi. Gli spazi che restavano tra i vari piani venivano riempiti con materiali vari e il tutto veniva ricoperto con pietra calcarea bianca, concludendo così la lavorazione e permettendo al sovrano di riposare nella propria, gigantesca, sepoltura.

La Valle dei Re

I faraoni del Nuovo Regno scelsero come luogo del loro eterno riposo una valle collocata all’estremità occidentale di Tebe. Fu Jean-Francois Champollion, nel XIX secolo, a dare per la prima volta a questa valle, conosciuta fino ad allora come la Grande Prateria, il nome di Valle dei Re. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui l’occidente indicava infatti, secondo le credenze religiose dell’epoca, il regno dei morti. Questa caratteristica funeraria era esaltata dalla presenza di una montagna a forma di piramide che dominava la valle e richiamava alla mente le tombe dei faraoni dell’Antico Regno.

La Valle dei Re è un letto prosciugato di un fiume, scavato tra le montagne tebane, il cui corso si biforca in due diramazioni: quella secondaria, occidentale, o Valle delle Scimmie, in cui sono state rinvenute quattro tombe, tra cui quella di Ay e Amenhotep III, e quella principale, che appunto forma la Valle dei Re, nella quale sono state scoperte più di 58 tombe. Questa valle appartata garantiva ai re un riposo tranquillo, assicurato inoltre dalla vigilanza di un corpo speciale di polizia e dalla protezione della dea cobra Meretseger che vegliava sulla sicurezza della necropoli.

Il primo faraone che utilizzò questa valle per costruirvi il proprio sepolcro fu Amenhotep I. Durante il suo regno il concetto di complesso funerario cambiò radicalmente; la tomba fu infatti separata dal tempio, costruito vicino alla sponda del fiume o in un’altra valle. Anche la struttura degli ipogei subì delle modifiche nel corso dei secoli. Le piante delle costruzioni funerarie seguivano in genere due modelli: quello della XVIII dinastia, a forma di angolo retto, e quello della XX dinastia, di tipo rettilineo. In entrambi i casi, il sarcofago veniva posto nella sala più profonda e le pareti erano riccamente decorate.

La Valle delle Regine

Affresco nella tomba di Nefertari

La Valle delle Regine sorge nelle vicinanze della Valle dei Re, fra le rocce che sovrastano la piana occidentale di Tebe. In arabo si chiama Biban el-Harim, “porte dell’harem“. Nella valle sono state individuate un’ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo, XIX e XX. In essa riposavano, oltre a regine e concubine, anche alcuni importanti funzionari quali ad esempio il già citato Imhotep, Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse II e molti dei suoi figli.

La tomba che però più di ogni altra spicca per bellezza è quella appartenuta a una delle più famose regine dell’Antico Egitto, Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramesse II. Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall’egittologo Ernesto Schiaparelli, è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. E infatti diversa rispetto a quella delle tombe di tutte le altre regine (solitamente più semplici e dotate di un’unica camera funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Nelle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari si tramuta in Osiride, con il conseguente, auspicato raggiungimento dell’immortalità e della pace eterna.

I Grandi Templi

Il tempio in Egitto era la “casa di dio“; come in una dimora umana, vi era una parte aperta anche agli estranei, una destinata agli intimi e infine la parte più segreta, dove solo il signore della casa aveva diritto di stare, così lo schema classico di un tempio egiziano, comprendeva un cortile, pubblico, con porticati a colonne, dove poteva accedere anche la folla dei fedeli, mediante un portale monumentale inquadrato da due piloni, aperto nel muro di cinta che proteggeva il tempio; poi, la sala ipostila, dove avevano accesso il clero e gli alti dignitari: qui la luce era scarsa, il soffitto era sostenuto da altissime colonne; dalla semioscurità della sala ipostila si passava all’oscurità assoluta del santuario, la parte più intima e misteriosa, dove, nel suo naos sigillato, abitava il dio, nell’aspetto di una statua preziosa, e dove solo il faraone e i sacerdoti potevano entrare, quando venivano eseguite sulla statua divina le cerimonie del culto giornaliero. Solo in eccezionali ricorrenze e feste la statua del dio lasciava il suo oscuro ricetto, per essere portata in processione, sulla barca sacra (nella quale vi era sistemata una cappella).

I templi in miglior stato di conservazione si trovano oggi maggiormente nella zona di Tebe, la “città” per eccellenza. Qui si trova il complesso templare di Karnak, sito architettonico estremamente complicato: nella cinta dei grandi templi era il gran santuario di Amon, la cui grandiosa sala ipostila fu iniziata da Seti I e continuata da Ramesse II, il tempio di Ptah, quello di Khonsu, anch’esso di età ramesside; numerosi blocchi sono rimasti del tempio del sole, dedicato ad Aton, edificato dal faraone Akhenaton prima di abbandonare Tebe; a Karnak vi è anche il “Padiglione delle Feste” di Thutmose III, ritenuto uno dei monumenti più originali dell’architettura templare.

Il tempio maggiore di Abu Simbel

A Luxor, nel santuario eretto da Amenhotep III, si ammira una fra le più belle sale ipostile dei templi egiziani. A Menphi, capitale dell’Antico Regno, non è rimasto purtroppo nulla se non povere rovine di templi, come il santuario di Ptah. Ad Abido, nella zona meridionale dell’Egitto, è conservato in ottimo stato il magnifico tempio di Osiride, costruito da Seti I e terminato dal figlio di questi, Ramesse II; il tempio ha due sale ipostile e un santuario settuplo.

Menzione a parte meritano i due magnifici templi di Abu Simbel, ad opera dell’instancabile Ramesse II, uno dedicato a Ra e al faraone divinizzato, uno dedicato ad Hathor e alla regina Nefertari, adattati magnificamente alla topografia del luogo, un terreno montuoso, e alla natura del materiale scavato, la roccia.

Quattro grandi statue sedute del sovrano, alte quasi 21 metri, a gruppi di due, dominano la facciata del primo tempio, il maggiore. Sull’entrata del tempio venne posta una statua di Ra mentre afferra gli altri simboli che compongono uno dei nomi del faraone: una figura di Maat e uno scettro. Il tempio presenta una sala ipostila, dalla quale si accede alla camera che precede il santuario, e un numero elevato di sale secondarie laterali.

La facciata orientale del tempio dedicato ad Hator e Nefertari consta invece di sei statue alte circa 10 metri. Quattro di queste rappresentano il faraone e due la sposa Nefertari, cui spettò l’inusuale onore di essere raffigurata della stessa grandezza del re. Scolpite all’interno di nicchie, le sculture hanno la gamba sinistra in avanti; ai lati di ciascuna sono rappresentati principi e principesse. La decorazione interna di entrambi i templi ricorda episodi della celebre battaglia di Kadesh, combattuta da Ramesse II contro gli ittiti.

Scultura

La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella scultura a tutto tondo o ad altorilievo le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene siano talvolata inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei lineamenti.

Società

Il faraone

Il faraone è il sovrano potente e incontrastato, apice della piramide sociale che regge l’Egitto. Più dio che uomo, incarnazione di Horo, figlio di Osiride, colui che sconfisse il male, rappresentato da Seth, il faraone nasce con l’avvento di Narmer e l’unificazione delle Due Terre sotto un unico scettro.

La corona blu “Khepresh”

La parola faraone, desunta dalla Bibbia, è però anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine originario pr-c3 (pronuncia per-‘ao) significa “grande casa” e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmosis III. Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: “Colui che tiene unite le Due Terre“.

I sovrani dell’Egitto unito portano la cosiddetta “Pa-sekhemty“, unione della corona “Deshret“, la rossa, simbolo del Basso Egitto, e della bianca, “Hedjet“, simbolo dell’Alto Egitto, poiché signori delle Due Terre Unite. Nel Nuovo Regno e principalmente durante l’epoca del faraone Ramesse II, grande guerriero, il faraone era solito portare il cosiddetto “Khepresh“, la corona di guerra, un casco blu con piccole decorazioni circolari. Queste corone erano tutte accomunate dall'”Ureo“, la dea cobra, protettrice dei faraoni.

La burocrazia e gli scribi

L’Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell’antichità. Agli ordini diretti del faraone c’era una specie di primo ministro, il visir, cui faceva capo l’intero apparato amministrativo: egli controllava la gestione della giustizia, il tesoro e le entrate fiscali, sovrintendeva ai lavori pubblici. Il visir aveva al proprio servizio numerosi funzionari, distribuiti in ordine gerarchico negli uffici centrali e in tutti i distretti del paese. Dato che tutti gli atti pubblici venivano accuratamente registrati e archiviati, gli scribi formavano l’ossatura della burocrazia egiziana: presenti a corte come nei più lontani uffici periferici, nelle esattorie delle imposte, nei campi e censire il bestiame o a misurare i raccolti, avevano un ruolo primario e insostituibile, che garantiva loro prestigio e privilegi. La complessità della scrittura geroglifica richiedeva del resto lunghi anni di studio, e solo pochi la apprendevano.

Il faraone, come possiamo vedere sia nelle pitture murali che nei sarcofagi, regge due scettri: il pastorale, Hekat, simbolo del sovrano “pastore del gregge”, e dunque guida, e il Nekhekh, simbolo di potere e fonte di timore per nemici e ribelli. Durante le cerimonie ufficiale si soleva reggere anche il Uas, lo scettro degli dei, un lungo bastone la cui parte superiore aveva la forma di animale mitico.

La casta sacerdotale

La casta sacerdotale aveva un ruolo importante nella gestione del potere, affiancando i Faraoni e minacciandone a volte la supremazia, basti ricordare lo scontro fra Akhenaton e il clero di Amon.

Il sacerdote aveva il compito di officiare i numerosi e complicati riti imposti dagli dei. Poteva inoltre avere l’accesso alla parte più interna del tempio, quella in cui era conservata la statua del dio, dopo preventive pratiche purificatorie.

La circoncisione, la rasatura del corpo, l’astensione da cibi come le verdure a foglia verde o i pesci di mare, il divieto periodico di rapporti sessuali (ai sacerdoti era consentito sposarsi) costituivano la regola.

L’esercito

Durante l’Antico Regno non vi fu necessità di un esercito permanente. Quando vi era bisogno di affrontare un’incursione beduina o la necessità di un bottino, si organizzava una leva; venivano dunque reclutati giovani che, una volta terminata la guerra, tornavano al loro lavoro abituale. Molto più comune era però il reclutamento di mercenari, in particolare Libici e Nubiani. Questi ultimi erano molto apprezzati come arcieri. L’esercito assunse un ruolo importante a partire dal Medio Regno, giungendo al proprio apice nel Nuovo Regno, periodo di grandi spedizioni militari.

L’esercito egizio era perfettamente organizzato, e alla guida delle truppe stava sempre il faraone, sul quale ricadeva il comando assoluto. Malgrado questa concentrazione di potere, egli, come avveniva col suo potere religioso, delegava le sue funzioni ai generali. Vi sono però molti faraoni, primo fra tutti Ramesse II, che accompagnavano le truppe in battaglia e spesso combattevano al loro fianco. Le truppe erano composte da corpi di arcieri, di fanteria e di cavalleria, o per meglio dire “carreria”, quest’ultima riservata principalmente agli aristocratici.

Spessissimo nelle armate egiziane la truppa sui carri era la più numerosa. Erano carri leggeri, differenti (per esempio) da quelli ittiti, e veloci. Erano spesso usati come truppa di sfondamento negli eserciti egiziani. Sul carro c’era un arciere ma soprattutto un soldato armato di una lunga lancia da guerra. Dei carri egiziani si può dire che costituivano la “cavalleria leggera” dell’armata, appunto perché erano veloci e versatili. Gli egizi avevano conosciuto il carro da guerra dal popolo invasore Hyskos.

Funzionari di stato

Statua di scriba

Per amministrare l’Egitto il faraone ricorreva all’aiuto di suoi rappresentanti, con un ampio sistema di funzionari, dei quali il più elevato era il “visir“. Fino alla XVIII dinastia vi fu un solo visir per tutto l’Egitto, ma nel regno di Thutmose III la funzione si sdoppiò e vi fu un visir del sud che risiedeva a Tebe e un visir del nord che aveva la sua sede a Eliopoli. Al visir facevano capo tutte le branche amministrative dell’Egitto ed era inoltre quel che oggi chiameremo ministro della guerra, ministro degli interni, capo della polizia egiziana, ministro dell’agricoltura e ministro di grazia e giustizia. Vi erano comunque molti altri tipi di funzionari come ad esempio i “grandi maggiordomi”, dediti ad amministrare le terre di proprietà del faraone, comandanti militari, architetti reali, come ad esempio il famoso Imhotep che venne divinizzato dopo la morte e, tra i funzionari meno conosciuti, i sementi, addetti alla ricerca dell’oro e pietre preziose.

L’Egitto riusciva inoltre a conservare la propria economia grazie all’aiuto di funzionari, trascrittori di tutte le derrate alimentari, delle importazioni e delle esportazioni, del numero di capi di bestiame, di vino o altri prodotti che entravano nei magazzini: erano gli scribi. Chiunque poteva diventare scriba, sebbene generalmente fosse un mestiere che veniva tramandato di padre in figlio. Durante l’Antico Regno era lo scriba a insegnare personalmente al proprio figlio; tuttavia, a partire dal Medio Regno, in alcune città comparvero le prime scuole degli scribi dette “case della vita“. I bambini vi entravano all’età di quattro anni e il loro apprendistato finiva verso i dodici. Iniziavano copiando frammenti di calce o ceramica, o di legno ricoperto di gesso, dato che il papiro era un materiale molto costoso. Oltre a saper scrivere dovevano anche conoscere le leggi e avere nozioni di aritmetica per calcolare le imposte. Questa casta era talmente importante da avere una propria divinità tutelatrice: il dio Thot. Questi, rappresentato sia come babbuino che come ibis, nel poemetto imprecatorio scritto da Ovidio, era ritenuto inventore della scrittura e del calendario, scriba supremo, presenziava personalmente alla cerimonia del giudizio dell’anima, trascrivendo le dichiarazioni come in un qualsiasi processo.

Il popolo

La massa della popolazione era formata principalmente da contadini che lavoravano per i privati, o per i domini regi o i templi, con un contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale, che definiva esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio di essere citati ai tribunali locali; c’erano inoltre gli affittuari, che prendevano a lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto.

C’erano poi gli operai dello stato, addetti alle cave e alle miniere. C’era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C’erano i commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c’erano i marinai, che esercitavano il commercio marittimo verso Creta, Cipro, il Libano, esportando e importando.

C’era anche un’altra classe, la più bassa, formata da persone che appartenevano al re o ai templi, o ai privati: uomini addetti soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alle case.

Agricoltura

Il contadino egizio dedicava gran parte della giornata a curare i campi e a difenderli dalla siccità e dalle calamità. Arava e seminava il terreno in autunno, quando non era ancora impregnato d’acqua, in modo da poter utilizzare al meglio i primitivi strumenti di cui disponeva. Il successivo compito era quello di curare l’irrigazione dei vari appezzamenti, dal momento che l’abbondanza del raccolto dipendeva dall’acqua che vi arrivava; doveva quindi sorvegliare che le dighe e i canali portassero regolarmente acqua ai campi. Nei luoghi dove non era possibile far arrivare l’acqua con i canali, utilizzava altri sistemi di trasporto o stoccaggio come le cisterne.

Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali, dalle quali si ricavavano due raccolti: il principale avveniva alla fine dell’inverno e l’altro, meno abbondante, in estate. Una volta cresciute le spighe, era necessario mieterle. Il lavoro del contadino era controllato dagli scribi, che curavano di riscuotere le tasse a seconda del rendimento ottenuto e di punire chi non rispettava le prescrizioni. Il grano era custodito in silos e nei magazzini i quali dipendevano, per la maggior parte, dallo Stato e dai templi. I granai dovevano essere pieni per far fronte ai periodi di cattivo raccolto e per approvvigionare l’esercito e i funzionari.

Allevamento

Scena di allevamento bovino, Museo del Cairo

L’allevamento del bestiame rivestiva una notevole importanza. Sin dai tempi del neolitico veniva praticato nel territorio, come testimoniano le varie decorazioni delle tombe dell’Antico Regno, che ne mostrano alcune scene.

Venivano allevati soprattutto bovini, sia caratteristici della zona come il bue che altri. Si allevavano anche asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e maiali, in seguito i cavalli, i cammelli e i gallinacei. Gli Egizi riuscirono anche ad addomesticare alcuni animali solitamente selvatici come antilopi e carnivori.

Molti furono semplicemente animali da compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone.

Altri animali come l’ibis, le gazzelle e i leoni, potevano costituire animali da compagnia, per dimostrare l’elevato stato sociale di chi possedeva tale rarità. Lo stesso faraone Ramesse II ne possedeva uno.[4] Altri furono usati nella caccia, come nel caso delle iene.

Caccia

A partire dal neolitico la caccia assunse un ruolo sempre più importante; anche se si hanno pochi reperti di queste epoche antiche, dalle varie rappresentazioni si comprende come gli animali cacciati con lance, arpioni e boomerang erano leoni, leopardi e ippopotami. Durante l’epoca faraonica, la caccia divenne anche uno sport per classi privilegiate. Era un mezzo per dimostrare la loro forza e spesso arrivavano a farsi rappresentare in tale guisa nelle loro tombe; prove di questo sono state rinvenute proprio grazie alle pitture funerarie. Si narra delle imprese di Amenhotep III, che aveva catturato 200 leoni in 10 anni[5] e di Seti I alle prese con un’unica arma, una lancia, contro un leone.

Era uno sport individuale ma i potenti avevano una compagnia che gli era utile nel trasporto sia di armi che di prede. La caccia rimaneva comunque un mezzo per procurarsi del cibo e si utilizzavano trappole con rete e buche scavate dal terreno. Alla fine della caccia una parte delle prede veniva sacrificata come ringraziamento.

Si cacciavano soprattutto ippopotami; durante la caccia veniva inizialmente lanciato un arpione, fatto di legno con un gancio metallico e una corda, che veniva lanciato per colpire l’animale.

Nel deserto dai tempi di Thutmose IV, si cominciò ad utilizzare un carro trainato da cavalli; un uomo appostato sopra al carro armato di frecce colpiva la preda. In egual modo venivano catturati i tori selvatici.

La casa egizia

La casa del funzionario era costituita da 3 piani: il piano terra per le attività commerciali, il primo piano per ricevere eventuali ospiti mentre al secondo piano si trovavano le stanze da letto e gli alloggi per le donne. Tutti i piani erano collegati da scale.

Grazie a scavi archeologici ad Amarna, si sono ritrovate prove di abitazioni con vasti cortili e con piscine non per nuotarvi ma come abbellimento, piene di pesci e piante acquatiche galleggianti.

L’arredamento della casa egiziana, anche quella signorile, mirava all’essenziale. Nella cucina si ritrovavano bracieri, forni in muratura e ceste che contenevano vivande; si preferiva mangiare seduti su stuoie. Nelle sale addette alle udienze vi erano sedili pieghevoli senza spalliera e troni, anche con rifiniture in oro e pietre preziose, con spalliera e braccioli.

Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.

Commercio e monete

Al mercato era frequente il baratto: le eccedenze agrarie venivano scambiate con manufatti degli artigiani liberi, compreso l’oro.

Durante l’Antico Regno iniziò la diffusione delle monete: si trattava di pezzi metallici (d’oro, argento o rame) con nomi e valori diversi, a seconda della quantità di metallo utilizzato per coniarli. I valori equivalenti erano stabiliti ponendo come base un lingotto o una moneta di calcolo, chiamata shat, di 7,5 grammi d’oro, peraltro poco utilizzata dal popolo.

A tutto veniva dato un valore espresso in shat, e la vendita avveniva o in oro o tramite baratto ma in tal caso i vari prodotti venivano stimati in shat.

A partire dalla XVIII dinastia, allo shat successe il deben (che pesava circa 91 grammi[6] ed era completamente di metallo), equivalente a due shat circa. I due sistemi di compravendita, l’utilizzo delle monete e il baratto vissero in sintonia fino al periodo persiano, per decisione del re Dario I.

I pasti e le bevande

L’Egitto era un paese agricolo e offriva molte varietà di cibi:grano, orzo, farro, sesamo, agli, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri, melagrane e uva. Il pane, invece veniva fatto con farina di farro o di orzo, era l’alimento essenziale. Poiché veniva impastato all’aperto si mescolava alla sabbia portata dal vento, perciò consumava i denti e causava le carie. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso e uova, oppure addolcito con miele e frutta. Per questo motivo si hanno fonti di medici egizi che avevano sviluppato diverse tecniche per curare la dentatura. I contadini non mangiavano molta carne, ma i ricchi ne consumavano in abbondanza, particolarmente lessa o allo spiedo;si hanno prove dove i poveri, insieme ai ricchi si riunivano per ammazzare i bovi di fiume (ippopotami), e i poveri facevano a gara a chi riusciva a prendere le interna per poi cuocerle, ovviamente i pezzi migliori andavano ai ricchi. Riguardo alla carne è stato dimostrato per la prima volta in maniera scientifica, da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa, che hanno scoperto nelle pareti dello stomaco di una mummia di tarda età Tolemaica I-II secolo a.C. il più antico caso di cisticercosi, malattia causata da un parassita ingerito mangiando carne di maiale cruda. Il Nilo poi offriva buon pesce di fiume. Con l’orzo gli Egizi ottenevano la birra, che era la bevanda dei poveri, mentre il vino era riservato ai ricchi. Gli egizi consumavano tre pasti al giorno. La cena era quello principale. A tavola non usavano né coltello (che però esisteva) né forchetta(che era del tutto sconosciuta): si portavano il cibo alla bocca con le mani. Pentole e padelle erano di coccio, piatti, ciotole e bicchieri di terracotta.

L’abbigliamento

Dall’inizio del mesolitico e fino al Medio Regno il clima dell’Egitto era molto più caldo rispetto a quello attuale e consentiva quindi di vestire poco e assai semplicemente. Nell’Antico Regno gli uomini usavano un perizoma oppure un gonnellino dall’estremità sovrapposte che durante le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle caviglie e caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto la pecora come animale vivo era considerato impuro. I nobili usavano adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con lacci di cuoio, come quelli recentemente trovati nella tomba di Henu.Le donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle. Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la maggior caratteristica fu l’impiego del sottilissimo trasparente lino, chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si incrementò l’uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto lasciando le braccia scoperte. Fu proprio durante il Medio Regno che l’abito, divenuto più complesso, acquisiva svariate fogge atte ad individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle immagini funebri. Le donne sono rappresentate sempre a piedi nudi al contrario degli uomini che invece portano i sandali. Entrambi usavano nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il nemes. Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la corona e lo scettro. I sacerdoti usavano una veste di lino e la caratteristica pelle di leopardo. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. I militari usavano un perizoma con una protezione triangolare in cuoio pesante davanti all’addome. La testa era protetta dal sole con un copricapo di stoffa e in caso di battaglie con semplici elmi di cuoio. Stavano generalmente a torso nudo ma per proteggersi potevano indossare una camicia. Il popolo ovviamente si abbigliava in maniera diversa dai nobili, sia per motivi economici che pratici. Semplici calzoni, gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che donne. I giovani fino alla pubertà erano nudi e con la caratteristica treccia di capelli laterale. È da notare che la nudità, di adulti e ragazzi, era costume abituale come ancora oggi avviene in molte etnie.

Le pettinature

Parrucca dalla tomba di Thutmose III

Gli egizi erano attenti alle loro acconciature; i bambini portavano i capelli molto corti o rasati con l’eccezione di una parte che veniva raccolta in un ciuffo per poi farlo ricadere sulla spalla destra; così facendo veniva coperto l’orecchio.

Il ciuffo veniva poi tagliato all’età di dieci anni, quando diventavano adulti; le bambine portavano semplicemente i capelli corti.

Gli alti dignitari avevano piccoli ricci che coprivano le orecchie formando una curva dalle tempie alla nuca. Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le acconciature si allungarono sempre di più. I sacerdoti avevano l’obbligo di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione necessaria per l’accesso ai sacri templi.

Venivano utilizzati oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. Dai rilievi delle tombe rinvenute si osserva come la caduta dei capelli fosse ritenuta un problema. La perdita iniziava dalla zona frontale della testa e con il passare del tempo si arrivava fino alla parte posteriore.

Tipica acconciatura a treccioline

Come ipotetici trattamenti, rinvenuti nel papiro medico o Papiro Ebers, venivano utilizzati i grassi di molte specie di animali (leone, ippopotamo, coccodrillo, gatto, serpente e stambecco) e provate diverse misture, come quella a base di miele e dente d’asino.

L’utilizzo di parrucche semplici si diffuse a partire dalla V dinastia presso i dignitari e le loro famiglie. In seguito divennero sempre più comuni, cambiando anche il modello; nel Medio Regno ad esempio si portava un modello più lungo, con due ciuffi a ogni lato, di cui uno era lasciato ricadere sulla spalla. Le parrucche divennero successivamente sempre più elaborate.

Erano composte o da sottili treccine di capelli veri, che venivano raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o avorio, oppure erano formate da fibre vegetali; vi si aggiungevano poi degli ornamenti ed erano in ogni caso espressione del rango sociale di appartenenza.

Anche la lametta per la barba cambiò materiale con il passare del tempo: inizialmente costituita da una selce con manico in legno, divenne poi di bronzo.

Il trucco

La malachite verde del Sinai e la galena nera, oggi chiamata kohl, erano utilizzate per il trucco,[7] dopo averle impastate con l’acqua.

Con un estratto dalle foglie di ligustro le donne si dipingevano unghie e capelli, mentre come ombretto erano solite utilizzare il nero dell’essenza estratta dalla galena. Era diffusa l’arte di truccarsi gli occhi e, grazie all’uso di particolari bastoncini o cucchiaini, potevano scurirsi sopracciglia e ciglia.

Le classi sociali

Il faraone era il sovrano più potente dell’antico egitto, era in cima alla classe sociale, al secondo posto vi erano i sacerdoti che erano coloro che avevano il compito di prevedere ciò che dicevano gli dei e riferirlo al faraone. Spesso le due classi sociali erano in contrasto e si pensa che alcuni faraoni siano morti avvelenati dai sacerdoti. Al terzo posto vi sono gli scribi: essi avevano il compito di registrare su fogli di papiro (con scrittura geroglifica) tutti gli avvenimenti, le guerre, i dati sull’agricoltura, ecc. Al quarto posto, vi sono i militari: coloro che dovevano combattere per difendere la patria anche a costo della loro stessa vita. A seguire vi sono i contadini che (molto disprezzati dalle altre caste) dovevano lavorare per il faraone perché ogni settimana veniva riscosso il loro raccolto; all’occorrenza, però, venivano usati come aiutanti degli schiavi per costruire piramidi o monumenti ordinati dal faraone. Subito dopo questa casta vengono gli schiavi: erano persone che lavoravano costretti dai militari senza alcun diritto e tutti morivano dalla fatica. Per la costruzione di templi e piramidi veniva utilizzata la manodopera fondamentale di operai specializzati, regolarmente stipendiati e residenti spesso in piccoli villaggi nelle immediate prossimità dei loro “luoghi di lavoro”.

Cultura

Letteratura

Il vastissimo patrimonio letterario dell’Antico Egitto ci è pervenuto in gran parte su rotoli di papiro, spesso conservati in anfore, ma anche grazie a iscrizioni monumentali e decorative che abbellivano le tombe dei defunti. Di questo genere fanno parte opere come i Testi delle piramidi o il Libro dei morti, al quale si pensava che si potesse far riferimento per dimostrare ad Osiride l’innocenza del defunto, nel momento in cui la sua anima sarebbe stata pesata dal dio. Al di là di queste opere di carattere funerario o religioso, hanno avuto grande successo testi come la Satira dei mestieri, quindi una novella a sfondo satirico, nella quale si polemizza contro i privilegi dei nobili e Le istruzioni di Ptahotep, dove sono raccolti insegnamenti di tipo etico e filosofico da tramandare ai posteri. Veri e propri romanzi possono essere considerati Il racconto del naufrago e Le avventure di Sinuhe, che tanto influenzarono i successivi scrittori di racconti di avventure e di viaggi. Non mancarono opere di carattere spiccatamente poetico, come i Canti d’amore e i Canti dell’arpista; il primo è una raccolta di ritratti di coppie di innamorati, il secondo un vero e proprio poema della malinconia, emblema di quella crisi sociale che ha caratterizzato il primo periodo intermedio della storia dell’Antico Egitto. Infine non è da trascurare l’apporto delle fiabe, come la Storia dei due fratelli che risentono anche di elementi antichi trasmessi oralmente; nel caso specifico la fiaba in questione tende addirittura a diventare un mito. Sono presenti anche numerose fiabe sugli animali.[8]

Matematica

La matematica egizia è il complesso delle tecniche matematiche che furono sviluppate presso la civiltà dell’Antico Egitto. Le prime testimonianze dell’utilizzo della matematica presso gli egizi risalgono al periodo dell’Antico Regno, con una iscrizione che registra le conquiste di una guerra, utilizzando il sistema di numerazione che sarà poi in uso per tutta la storia egizia. Inoltre già nella prima dinastia erano diffuse la pratica della misurazione del livello di acqua del Nilo, e il rituale del “tendere la corda” per la costruzione dei templi, a conferma dell’uso di nozioni geometriche.[1] La matematica egizia classica, descritta nel resto dell’articolo, emerse soltanto nel Medio Regno, con la creazione di vere e proprie scuole di scribi, e la nascita del sistema di frazioni caratteristico della matematica egizia. I problemi affrontati hanno sia carattere numerico e astratto, sia un aspetto pratico, legato al lavoro svolto dagli scribi.[2] Alla matematica veniva comunque riconosciuto il valore di speculazione astratta e di strumento per la conoscenza della natura, come recita l’intestazione del papiro matematico Rhind: «Metodo corretto di entrare nella natura, conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni segreto». Il Nuovo Regno non ha lasciato grandi testimonianze matematiche, ma dai documenti pervenuti è possibile dedurre che le tecniche matematiche non subirono variazioni.[3] Nel periodo greco, i documenti in demotico rivelano l’influsso della cultura greca; in direzione inversa, anche la matematica greca assorbì le conoscenze di quella egizia,[4] ed Erodoto stesso sostenne che i Greci impararono la geometria dai “tenditori di corde” egizi.[5]

Medicina

I numerosi papiri che ci sono pervenuti e lo studio sistematico delle mummie, con le moderne tecnologie mediche, consentono di fare un quadro preciso sulle patologie degli Egizi e le relative terapie.

Gli egizi non identificavano le malattie bensì cercavano le cause dei sintomi specifici, che secondo loro erano addebitabili, per lo più, ad agenti esterni che le loro cure tentavano di distruggere o di estromettere; questo modello eziologico era legato sia alla concezione dell’origine del mondo sia alle credenze sulle influenze delle forze superiori.[8] L’esame delle mummie ha rivelato malattie quali arteriosclerosi, carie, artrite, vaiolo e tumore ma anche dalle raffigurazioni è possibile dedurre alcune patologie, come per esempio:

  • nello studio della figura del faraone Akhenaton si evidenziano arti allungati, cranio dolicocèfalo (cioè allungato nella parte posteriore), viso allungato, fianchi larghi e adiposi, sintomi riconducibili alla sindrome genetica di Marfan, escludendo così la prima ipotesi di Sindrome di Fröhlich (Hera – n.97 – Una sindrome per Akhenaton);
  • anche le figlie di Akhenaton avevano crani deformati e mentre in un primo momento si era ipotizzato che fosse una convenzione artistica, oggi è più accreditata la teoria della malattia genetica ereditaria (Hera- n.97 – Una sindrome per Akhenaton);
  • il sacerdote Rensi, nella stele, è raffigurato con una malformazione chiamata piede equino ed ha l’arto inferiore atrofizzato, tanto che doveva usare il bastone per camminare;
  • la regina Ity di Punt, raffigurata in un rilievo del tempio di Hatshepsut, doveva soffrire di lipodistrofia o steatosi, poiché era obesa e con i fianchi deformati.

Papiro medico di Smith

Le malattie più comuni erano:

Papiro medico di Ebers

La sabbia del deserto, se inalata, causava malattie respiratorie e se masticata, insieme con gli alimenti, usurava i denti causando parecchie dolorose patologie. Anche gli occhi, tra sabbia e acqua del Nilo, andavano soggetti a congiuntiviti e il tracoma era molto diffuso, viste le numerose raffigurazioni di individui ciechi.

I medici egizi visitavano il malato accuratamente ed una volta fatta la diagnosi prescrivevano la terapia contro il dolore, come ci dice il testo del “Papiro Edwin Smith”.

La maggior parte dei testi è scritta in ieratico, come il “Papiro Chester Beatty”; altri in demotico ed alcuni sono scritti su ostraca. Molte medicine sono state identificate ed erano costituite per la maggior parte da vegetali quali sicomoro, ginepro, incenso, uva, alloro, e cocomero. Anche il salice, tkheret in egizio, secondo il “Papiro Ebers” era usato come analgesico mentre del loto veniva usato sia il fiore che la radice ed era somministrato come sonnifero. I frutti della palma servivano per curare le coliti, allora molto frequenti; con l’orzo, si faceva la birra che serviva come eccipiente, o diluente, e con il grano veniva fatta la diagnosi di gravidanza. Gli Egizi usavano anche elementi animali quali la carne per le ferite, il fegato e la bile per lenire il dolore agli occhi. Di quest’ultima è stata attestata l’efficacia anche di recente. Il latte, sia di mucca, sia di asina che di donna, era integrato come eccipiente e il principio attivo più usato era di sicuro il miele che per le sue tante proprietà serviva per le patologie respiratorie, ulcere e ustioni, come recita il “Papiro medico di Berlino”.

Tra i minerali, usati in medicina, troviamo il natron, chiamato neteri cioè il puro, il sale comune e la malachite che curava le infezioni agli occhi ed era usata sia come farmaco che come cosmetico nella profilassi.

Strumentario medico e chirurgico

Sempre dal “Papiro Ebers” apprendiamo che, come droga, si usava l’oppio, chiamato shepen e importato da Cipro, sia per il dolore che per il pianto dei bambini. In alcune raffigurazioni della tomba di Sennedjem, è stata riconosciuta la mandragola, in egizio rermet, usata come sonnifero e per le punture d’insetto. Esisteva anche la cannabis, shenshenet, che veniva somministrata, in particolare per via orale e per inalazione, ma anche per via rettale e vaginale, mentre l’elleboro era usato come vero e proprio anestetico, ma in maniera empirica e con dosaggi errati tanto che spesso il malato passava direttamente dalla narcosi alla morte.

Tra le terapie vi erano anche i massaggi, come rappresentato nella mastaba di Khnumhotep, che venivano usati per vene varicose e per lenire numerose patologie il cui sintomo principale era il dolore. Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da mirra, resine, datteri e altri ingredienti. Ma per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi, non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dee Iside e Mertseger recitando le litanie magiche.

L’antico popolo della Valle del Nilo ci ha lasciato più di mille ricette ma di sicuro qualcuna è solo molto fantasiosa come quella che, per combattere l’incanutimento consigliava l’uso di un topo bollito nell’olio. Olio di palma, ovviamente, perché l’ulivo arriverà molto più tardi, con la dinastia tolemaica.

Nel tempio di Kôm Ombo, nell’Alto Egitto, vicino ad Assuan, sono raffigurati, sulla parte nord del recinto esterno, strumenti medici e chirurgici quali bendaggi, seghe, forbici, bisturi, forcipi e contenitori vari per medicamenti. Ma recentemente si è ipotizzato che fossero solo attrezzi rituali per cerimonie religiose. Accanto allo strumentario, vi sono alcune ricette mediche con tanto di componenti e dosi. Ma la chirurgia, non si sviluppò come la medicina. Forse per scarse conoscenze fisiologiche e per carenza di guerre. A conferma di ciò, sia il “Papiro Ebers” che il “Papiro Smith”, detto anche “Libro delle ferite”, citano solo dati clinici, pur molto precisi, ma non descrivono interventi chirurgici. Incredibilmente, vista la pratica religiosa di imbalsamare i morti, vi era scarsa conoscenza dell’anatomia e della chirurgia specialistica. Gli Egizi, infatti, intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come foruncoli o ascessi, o direttamente con l’amputazione di arti. Inoltre, pur avendo un’apparente rigorosità, tutte le pratiche mediche dovevano essere accompagnate da specifiche formule apotropaiche.

Gli Egizi avevano, comunque, capito l’importanza dell’igiene. Durante il giorno, si lavavano spesso le mani, e facevano la doccia giornaliera, con acqua versata dalle brocche, che erano anche parte integrante del corredo funerario. Non usavano mai acqua stagnante perché poteva contenere ogni genere di larve. Curavano l’igiene di bocca e denti che veniva effettuata con bicarbonato. Anche unghie e capelli erano lavati quotidianamente e poiché non esisteva il sapone venivano usati oli profumati e complessi unguenti che rendendo la pelle integra, e quindi non screpolata, impedivano l’introduzione, nell’organismo, di germi e batteri. Oltre alle brocche per la doccia, vi erano anche le vaschette per pediluvi raffigurate anche, come geroglifico vero e proprio, nella tomba di Rahotep.
Vi era l’usanza di togliere i sandali per entrare nei templi che nasceva dall’esigenza di non introdurre impurità dall’esterno. Questa regola valeva anche per il sovrano e nella Tavolozza di Narmer, un uomo porta in una mano i sandali del re e nell’altra una piccola brocca con acqua. Aveva il titolo di “Sandalaio“.

In Egizio il medico era detto sunu; il primo e più famoso fu di sicuro Imhotep e anche i sacerdoti potevano occuparsi di medicina come Sabni, che godeva del titolo di “Medico capo e scriba della parola del dio”. Troviamo anche Hesyra, il primo medico dentista con il titolo di “Capo dei dentisti e dei medici” nonché scriba, come scritto nella sua tomba a Saqqara.

E quando Ippocrate passeggiava con i suoi adepti nell’isola di Coo, disquisendo sui mali dell’umanità, altro non faceva che trasmettere il sapere degli Egizi che, con i loro papiri, hanno tramandato i primi fondamenti della medicina e chirurgia.

Lo staff del docente di antropologia Brunetto Chiarelli svolse un’accurata indagine sulle mummie per determinare il gruppo sanguigno e quindi una paleogenetica per gli antichi egizi, sfruttando il metodo Pickworth che ha consentito di rilevare tracce di emazie; la conclusione è stata che il sangue del 40 per cento delle mummie appartiene al gruppo A, mentre il 22 per cento al gruppo B e al gruppo 0 e solo un 17 per cento al gruppo AB.[9]

Astronomia

L’astronomia nell’Antico Egitto ha rivestito un ruolo importante per fissare le date delle feste religiose e per determinare le ore della notte. Notevole importanza ebbero anche i sacerdoti dei templi che osservavano le stelle, le congiunzioni dei pianeti e del Sole e le fasi della Luna.Le conoscenze sull’astronomia egizia ci vengono soprattutto dai coperchi di sarcofagi dell’Antico regno (sui quali compaiono i decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di difficile decifrazione), coperchi di sarcofagi del Medio Regno (sui quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali, vere e proprie effemeridi delle stelle), dagli orologi stellari (diversi dai precedenti in quanto erano indicate le culminazioni superiori delle stelle), orologi stellari perfezionati (nella XX dinastia), due papiri risalenti circa al 144 d.C. (il primo per quanto riguarda i decani e l’altro per quanto riguarda le fasi lunari), studi sull’orientazione delle piramidi e sviluppo degli strumenti (come ad esempio la clessidra ad acqua, il merkhet e gli orologi solari), zodiaci egizio-babilonesi (scolpiti sui soffitti dei templi a partire dal 300 a.C.)

Arte

Un affresco

L’arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine (siro-palestinese e fenicia). L’arte dell’Antico Egitto si può suddividere in due grandi periodi: l’arte predinastica o preistorica, e l’arte dinastica dell’Antico, Medio e Nuovo Regno. L’arte decorativa era completata da vasi costituiti inizialmente in terra del Nilo, in pietra e in un secondo tempo in argilla, statuette in terracotta e in avorio raffiguranti uomini e animali al lavoro, tavolette in scisto che col passare del tempo assunsero carattere votivo, con i temi ormai in rilievo. Tra le tavolette di questo periodo, conservate al Museo del Cairo, si annoveraro la Tavoletta della caccia, la Tavoletta della battaglia e la Tavoletta del re Narmer, che segnò, per le sue caratteristiche artistiche e culturali, il punto di passaggio fra il periodo preistorico e quello dinastico. In tutta l’arte predinastica notevole furono gli influssi provenienti dalla Mesopotamia. Complessivamente sono giunti sino ai nostri tempi pochi reperti artistici e architettonici riguardanti il periodo predinastico.

Musica

La musica dell’Antico Egitto ha origini molto remote. Fu tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Per gli egizi la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini. Intorno al V millennio a.C. vennero introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, tavolette e sonagli, utilizzati in rituali totemici. Le danze erano soprattutto propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione. Nell’Antico Regno si creò l’usanza dell’orchestra composita, comprendente vari flauti, clarinetti e arpe arcuate, con un’ampia cassa armonica. Si trovano poi i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la tromba, utilizzata in guerra e sacra ad Osiride, i tamburi, il liuto ed il flauto, sacro ad Amon. Durante il Medio Regno si introdussero il tamburo, la lira e alla danza rituale si aggiunse quella definibile professionale ed espressiva, in quanto aveva lo scopo di intrattenere lo spettatore. Il tipico strumento egizio, il sistro vide, in questa epoca, un allargamento del suo utilizzo. Strumenti più sofisticati dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra), di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori al X secolo a.C. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per alcuni sistemi di scale. Da uno studio di Curt Sachs sull’accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica. Purtroppo non è stata rintracciata nessuna notazione musicale, quindi poco o nulla si sa sulle melodie dell’antichità egizia[1].

Religione

La religione dell’antico Egitto mostra un’estrema complessità di credenze e una moltitudine di divinità, in un politeismo spesso confuso e contraddittorio. Questa complessità si spiega con le molte generazioni che hanno fatto, per secoli, aggiunte alle primitive credenze. Ciò che appare contraddittorio nelle concezioni teologiche e religiose si spiega con la singolare mentalita egiziana che non rifuggiva dal contraddittorio e con la tendenza al sincretismo che assimilava divinità diverse e spesso tra loro lontanissime. All’interno di questa pletora politeistica si distinguono alcune correnti come quella del culto degli animali.Alcune divinità hanno maggiore importanza in determinati periodi storici.divinità vengono create di sana pianta e in seguito cancellate dalla storia egiziana (basta ricordare il dio di Akhenaton). Alcuni dèi vengono estrapolati da culture orientali, in particolare quando l’Egitto ha rapporti e scambi personali con l’Asia minore, e fra di essi bisogna ricordare Baal, Astarte e Anat.

Divinità

Il dio Benu

Cosmogonia

Riguardo alle teorie sulle origini dell’universo esistono versioni differenti, a seconda della località in cui sono nate e delle necessità del clero locale. La prima, nativa di Eliopoli, narra come Atum-Ra, in seguito a masturbazione ed espettorazione, abbia generato una coppia primordiale, Shu (l’aria) e Tefnet (l’umidità). Costoro generarono successivamente Geb (la terra) e Nut (il cielo) che, decisi ad unirsi, vennero divisi dal padre Shu che, di conseguenza, riuscì a mantenere l’ordine cosmico ed a cancellare il Caos.

Un’altra versione della cosmogonia ha origine in Ermopoli dove all’origine esistevano otto entità, quattro maschili e quattro femminili, quali Nun e Nunet (il caos delle acque primeve), Kuk e Keket (l’oscurità), Huh e Huhet (l’illimitatezza), Amon e Amonet (l’aria e il vento), che generarono, tutti insieme, dalla collina primordiale, un uovo dal quale sarebbe poi uscito il Sole dando così inizio alla creazione.

La terza teoria è desunta invece da frammenti provenienti da Menfi, la città il cui patrono era Ptah, il demiurgo. Costui creò il mondo attraverso la voce e il cuore. In seguito diede vita agli uomini che volle guidare come un gregge guidato da un pastore, creandoli tutti uguali. Essi però, in seguito all’avvento del male, decisero di creare gerarchie e di divenire l’uno diverso dall’altro. Da quel momento in poi Ptah e gli altri dei sarebbero rimasti nel cielo a osservare l’avvicendamento degli eventi umani fino alla fine dei tempi.

L’ultima, detta cosmogonia tebana, aveva come unico dio creatore Amon, era la sintesi delle tre precedenti teorie e divenne la più popolare a partire dalla XI dinastia.

Vita dopo la morte

Secondo gli egizi il corpo era costituito da diverse parti: il ba o anima, il ka o forza vitale, l’aj o forza divina ispiratrice di vita. Per ottenere la vita dopo la morte, il ka aveva però bisogno del corpo del defunto che doveva dunque rimanere intatto, e ciò era possibile solo grazie alla tecnica della mummificazione.

Mummia conservata al Louvre

Il tipo di mummificazione variava secondo la classe sociale alla quale apparteneva il defunto. Vi erano sacerdoti addetti a queste pratiche, conoscitori dell’anatomia umana, dovevano essere cauti nell’estrazione degli organi del defunto poiché avrebbero potuto danneggiarli e quindi cancellare la vita ultraterrena del defunto. Durante il processo di mummificazione, i sacerdoti collocavano una serie di amuleti in mezzo alle bende, sulle quali erano scritte formule destinate ad assicurare la sopravvivenza del defunto nell’aldilà.

Una volta preparato, il cadavere veniva deposto nel sarcofago, quindi si formava il corteo che lo avrebbe condotto alla tomba. Il sacerdote funerario era in testa, seguito da alcuni che portavano gli oggetti appartenuti al defunto che gli avrebbero garantito una confortevole vita ultraterrena. Il sarcofago era trainato da una slitta, mentre una seconda slitta trasportava i vasi canopi.

Quando la processione arrivava alla tomba, il sacerdote eseguiva il rito dell’apertura della bocca, per mezzo del quale, secondo la tradizione, la mummia avrebbe ripreso vita. Tutto il corredo funebre, insieme al sarcofago e alle offerte, era depositato nella tomba, che in seguito veniva sigillata affinché nessuno potesse turbare l’eterno riposo del defunto.

Dunque questi iniziava un lungo viaggio attraverso il mondo dell’oltretomba. Il defunto veniva condotto da Anubi, il dio dei morti, nella cosiddetta Sala delle Due Verità. A un’estremità c’era Osiride, seduto su un trono e accompagnato da altre divinità e 42 giudici. Al centro della sala era posta la bilancia, le cui assi erano misurate attentamente da Thot, dio degli scribi, sulla quale veniva pesato il cuore del defunto. Davanti alla divinità e ai giudici, il defunto doveva pronunciare la confessione negativa: la sua dichiarazione di innocenza. Dopodiché, se il piatto sul quale giaceva il cuore si fosse inclinato più di quello sul quale giaceva la piuma, simbolo della giustizia, questi sarebbe stato divorato da Ammut, un mostro metà ippopotamo e metà leonessa. In caso contrario il defunto sarebbe potuto entrare nel regno di Osiride e raggiungere così i campi di Iaru, una sorta di paradiso, dove gli ushabti, ometti di legno costruiti appositamente, avrebbero lavorato per soddisfare le sue necessità.

Prima di raggiungere però la gradita meta, l’anima del defunto doveva compiere un lungo viaggio. Sulla barca del dio Ra, si doveva oltrepassare un lago infuocato, sorvegliato da quattro babbuini, affrontare coccodrilli, serpenti e il perfido Apofi, gigantesco mostro condannato in eterno a minacciare l’affondamento della barca di Ra. Unico aiuto per il defunto erano gli amuleti e le formule posti dai sacerdoti durante la mummificazione.La religione egizia è l’insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni con il sacro degli Egizi, fino all’avvento del Cristianesimo e dell’Islam.

Templi

Un tempio egizio poteva essere grande (ad esempio il tempio di Abu Simbel) o piccolo. Alcuni templi sono: quello di Ptah a Menphis, l’Osireon (un tempio dedicato al dio Osiride), il tempio di Dendera e Luxor; esiste anche il complesso di Karnak. Spesso vi erano raffigurazioni di dei e faraoni Egizi, vicino a file di sfingi.

Giochi e videogiochi

  • Ramses, Tarocchi dell’Eternità, 78 carte dipinte da Severino Baraldi su progetto di Giordano Berti, (Edizioni d’Arte Lo Scarabeo, Torino 2003). Le figure ritraggono eventi storici, personaggi e costumi dell’epoca di Ramsete II.
  • Egypt III Il Destino di Ramses, prodotto dalla Blue Label Entertainment
  • Civilization
  • Rise and Fall: Civiltà in Guerra, Ramesse II è uno dei personaggi disponibili

Via “Wikipedia”

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