Mubarak a processo Chiesta la condanna a morte

L’ex presidente alla sbarra
per aver ordinato la sanguinosa
repressione di piazza Tahrir

«A morte, a morte…Allahu Akhbar»: queste le grida risuonate in aula subito dopo che un componente del team dei pubblici ministeri, Mustafa Khater, ha chiesto la pena di morte per l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, per il suo ex ministro dell’interno Habib el Adli e per sei collaboratori di quest’ultimo. È accaduto oggi al Cairo, nell’ultima udienza dedicata alla requisitoria dei pubblici ministeri nel processo per giudicare Mubarak e gli altri per l’accusa di aver ordinato l’uccisione di 846 manifestanti in piazza Tahrir nei giorni seguiti alla rivoluzione del 25 gennaio, che portò alla caduta del regime al potere da 30 anni nel paese. Come per le udienze precedenti nutriti servizi d’ordine sono stati disposti intorno agli ingressi dell’Accademia di Polizia, alla periferia del Cairo, in cui si svolge il processo. Da una parte sostenitori dell’ex rais, con sue foto e scritte a lui favorevoli, dall’altra manifestanti antiregime e parenti delle vittime di piazza Tahrir. Una di loro recava un cartello con il viso di Mubarak incorniciato da un nodo scorsoio.

Il procuratore capo, Moustafa Suleiman, che ieri aveva definito l’ex presidente egiziano « un dirigente tirannico», responsabile di aver falsificato la volontà del popolo in elezioni mai veritiere, ha sostenuto con energia la «responsabilità politica e legale» di Mubarak per le violenze contro i manifestanti, «di cui non può sostenere in alcun modo di non essere stato informato». Tutti i testimoni interrogati – ha detto ancora il procuratore capo – incluso l’ex capo dei servizi segreti Omar Suleiman, nominato vicepresidente da Mubarak poco prima di dimettersi, hanno confermato che la polizia non avrebbe potuto sparare contro la folla se non fosse stata autorizzata dall’alto. Mubarak stesso, secondo il magistrato, avrebbe ammesso le proprie colpe quando dichiarò di aver deciso di lasciare la presidenza «dopo che l’esercito aveva fallito nello svolgimento del proprio ruolo». «Quale era il suo ruolo se le violenze contro i manifestanti finirono quando l’esercito fu schierato?». «Se la pena di morte è prevista per l’uccisione di un uomo – ha incalzato il procuratore Suleiman – che cosa si deve decidere per quella di centinaia di persone?».

Uno degli avvocati difensori ha detto alla stampa che non vi sono prove definitive e certe sulle responsabilità dirette di Mubarak e degli altri imputati e che secondo lui la corte dovrà decidere una pena meno severa di quella richiesta. Il processo, nel quale Mubarak ed Habib el Adli devono rispondere anche di corruzione e di abuso dei propri poteri, è stato aggiornato al 9 gennaio e le arringhe della difesa dovrebbero concludersi il 10. Le famiglie delle vittime dicono di aver ricevuto assicurazioni che la sentenza verrà emessa prima del 25 gennaio, quando cadrà l’anniversario dell’inizio della rivoluzione di piazza Tahrir.

Via “La Stampa”

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