INTERNET: RIVOLTA IN EGITTO LA NOTIZIA PIU’ ‘TWITTATA’ 2011

 

 

(AGI) – Roma, 5 dic. – E’ la rivolta egiziana che ha portato all’uscita di scena di Hosni Mubarak la notizia piu’ twittata del 2011. Lo riferisce lo stesso Twitter che ha compilato una classifica degli ‘Hot topics’, gli argomenti piu’ popolari dell’anno. Nella sezione ‘Notizie del mondo’, le dimissioni dell’ex rais spiccano al primo posto, seguite dal raid che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden.

Terza notizia piu’ twittata il terremoto giapponese e la crisi nucleare di Fukushima, seguita dalla strage in Arizona in cui e’ rimasta gravemente ferita la democratica Gabrielle Giffords. La morte di Muammar Gheddafi figura invece al quinto posto. Nella sezione ‘Citta e Paesi’, e’ ancora una volta l’Egitto a farla da padrone, con la parola ‘Cairo’ e quella ‘Egitto’ piazzatesi rispettivamente al primo e secondo posto, seguite da ‘Giappone’, ‘Libia’, e ‘Tokyo’.

Intramontabile, anche su Twitter, Elizabeth Taylor, la piu’ twittata nella sezione ‘Attrici’. Dopo di lei ci sono, fra le altre, Mila Kunis, Anne Hathaway e Raven Symone. Charlie Sheen guida invece la classifica degli ‘Attori’, che comprende anche Macaulay Culkin, Ryan Dunn e Ricky Gervais. In testa alla sezione ‘Cibo e bevande’ spicca McLobster, il nuovo panino all’aragosta di McDonald, mentre nel settore ‘Tecnologia’ il piu’ twittato e’ il Mac App Store.

Via “AGI”

La rivoluzione in Egitto filmata da un palermitano

 

Stasera all’Abc la presentazione del documentario nell’ambito di “Visioni d’archivio” a cura della Filmoteca regionale

La rivoluzione in Egitto filmata da un palermitano Una donna intervistata durante la protesta

“Tahrir, Liberation Square”, l’ultimo lavoro del regista  palermitano Stefano Savona, girato nella capitale egiziana durante la  rivolta civile, sarà presentato in anteprima a Palermo stasera alle 20,30 al cinema Abc, nell’ambito di “Visioni d’archivio”, la vetrina dedicata alle acquisizioni, ai restauri, ai progetti della Filmoteca regionale siciliana, l’archivio audiovisivo dell’assessorato regionale ai Beni culturali.

VIDEO Un estratto di “Tahrir, Liberation Square”

Scritto con i volti, con le mani, con le voci di chi stava in piazza, “Tahrir, Liberation Square” è la cronaca in tempo reale della rivoluzione nordafricana, a fianco dei suoi protagonisti. Uno spettacolo insieme tragico ed esaltante. Il racconto inedito e appassionato di una scoperta: la forza dirompente dell’agire in comune. “Ho cercato di ritrovare e di filmare delle situazioni in cui gli individui, pur non essendo professionisti della politica, fossero profondamente implicati in un’azione collettiva”, afferma Stefano Savona.  “La Rivoluzione in Egitto – aggiunge – è stata per me un’occasione unica: ho potuto essere testimone del risveglio politico di una generazione di giovani che ha vissuto tutta la propria vita sotto una dittatura, che impara a discutere, ad ascoltare, a confrontarsi

nello spazio di una piazza occupata dove la repressione ha il solo effetto di rinforzare la protesta. La brutalità assedia la parola, ma la parola vince”.

Via “La Repubblica”

(05 dicembre 2011)

Egitto al voto

 

VERSO LA DEMOCRAZIA

Egitto al voto: secondo giorno,

grande affluenza

Borsa alle stelle, donne e giovani alle urne per un nuovo governo.

La seconda giornata di voto nelle prime elezioni legislative in Egitto del dopo Mubarak è trascorsa senza violenze dopo le tensioni che si sono riaccese nel Paese, con la segnalazione di qualche piccola irregolarità che tuttavia non ha minato la tranquillità generale. Il consiglio militare ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’andamento regolare delle operazioni di voto e per l’affluenza record. La Borsa ha preso il volo chiudendo, dopo una breve sospensione per eccesso di rialzo, con un +5,5% e sono già cominciate a filtrare le prime indiscrezioni sul tasso di affluenza alle urne, che secondo alcune fonti potrebbe aggirarsi al livello record del 70%.
LARGO AI GIOVANI. Il premier incaricato Kamal el Ganzuri ha continuato il suo lavoro per la formazione del nuovo governo spiegando l’intenzione di nominare 32 ministri, introdurre nuovamente il ministero per le antichità e coinvolgere maggiormente i giovani offrendo loro posti ministeriali, in un chiaro tentativo di coinvolgere gli schieramenti pro rivoluzione che hanno osteggiato la sua nomina.
VOTI DA TUTTO IL MONDO. Una prima indicazione sul tasso di affluenza senza precedenti in un Paese che nell’epoca Mubarak segnava una partecipazione alle urne sul 30% è venuta dalla circoscrizione estera. Un milione e mezzo di egiziani ha espresso il proprio voto in un centinaio di rappresentanze diplomatiche sparse per il mondo e il tasso di partecipazione è stato del 60-70%. Partecipazione simile anche in uno dei nove governatorati dove si é votato lunedì 28  e martedì 29 novemnre.
TUTTA LA POPOLAZIONE COINVOLTA. Ad Assiut, nell’alto Egitto, l’affluenza è stata del 60%, come sottolineato dal segretario del governatorato, Yacoub Hassan mentre Al Cairo, «otto persone du 10 sono andate a votare con una percentuale che si aggira attorno all’80%», ha detto a Al Ahram online, il vicegovernatore della regione.
DONNE E GIOVANI PROTAGONISTI. Il capo del consiglio militare Hussein Tantawi, fortemente contestato dalla piazza nei giorni scorsi, ha manifestato la sua soddisfazione soprattutto per la consistente partecipazione di donne e giovani. Un’altro componente delle forze armate, il generale Ismail Osman, ha detto che Tantawi è rimasto colpito dalla pazienza con la quale gli elettori si sono messi in fila per aspettare il loro turno ed ha sollecitato le commissioni elettorali a vigilare con attenzione contro qualsiasi violazione.
PIAZZA TAHRIR NON SI SVUOTA. Dopo la chiusura delle urne in serata, è cominciato lo spoglio delle schede. Per il terzo di seggi attribuito col sistema uninominale, i risultati pare possano essere resi noti nella giornata di mercoledì 30 novembre o al più tardi giovedì 1 dicembre con  il turno di ballottaggio previsto tra una settimana. Per i voti di lista è necessario attendere la fine di tutta la tornata elettorale a metà gennaio. Anche se la prima giornata di voto si è chiusa con un bilancio positivo in termini di irregolarità e violenze, non si è placata la protesta in piazza Tahrir. I manifestanti sono rimasti a presidiare il luogo simbolo della protesta e in serata piccoli tafferugli sono esplosi quando gruppi di uomini armati di bastone hanno tentato di allontanare con la forza i venditori ambulanti che da giorni stazionano nella zona.

Via “Lettra 43″

Addio Mubarak

 

Il CairoSe ne è andato. Dopo 30 anni al potere, il rais egiziano Hosni Mubarak si è dimesso sotto la pressione della piazza. E ha consegnato il potere all’esercito. «L’Egitto è libero»: dopo giorni di proteste, midan Tahrir, il cuore del dissenso del Cairo, è esplosa di gioia alla notizia. Il vice-presidente Omar Suleiman ha parlato alla televisione di Stato, per 20 secondi: «Hosni Mubarak ha deciso di lasciare la sua posizione di presidente della Repubblica, e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari della nazione. Che Dio ci aiuti». «Il popolo vuole la caduta del regime», hanno gridato per giorni i manifestanti. Ieri la folla ha aggiornato il suo mantra: «Basta, il popolo ha fatto cadere il regime». «Gli egiziani non sarà più lo stesso», ha detto il presidente americano Barack Obama ieri sera, in diretta anche sui canali nazionali egiziani. «Abbiamo il privilegio di assistere a un momento storico», ora inizia la transizione, la costruzione del Paese.
Per i ragazzi di Tahrir, come ormai li chiama tutto l’Egitto, quella di ieri è stata una serata di festa e di orgoglio. E dopo gli eventi di Tunisi, lo storico entusiasmo della piazza egiziana è un terremoto per il resto del mondo arabo. Ci sono i fuochi d’artificio, i fumogeni da stadio in piazza, tra un tripudio di bandiere, cappellini rossi bianchi e neri, i colori nazionali. I manifestanti ballano in cerchio, cantano. Ci sono tutti in strada: studenti, mamme, bambini, pensionati e lavoratori, donne del popolo e distinte signore con la piega fresca di parrucchiere. Ma ci sono soprattutto quei ventenni e trentenni che hanno fatto la rivoluzione. «Sto andando a Tahrir, non mi posso perdere la festa di questa notte. Non vedevo l’ora», dice Amira, una ragazza di 28 anni, mentre esce di casa. Molti altri come lei ieri hanno voluto esserci. La città, da giorni bloccata dal coprifuoco, ha ritrovato tutta la sua vitalità. Dai sobborghi e dalle periferie della megalopoli, migliaia di persone si sono mosse verso quello che è ormai diventato il simbolo di un’incredibile battaglia contro un rais testardo. «E’ il giorno più felice della mia vita», ha detto il volto della variegata opposizione, Mohammed ElBaradei. L’ex Nobel per la Pace ha però aggiunto: «Ora, non dobbiamo avere fretta».
Ci sono voluti 18 giorni per far crollare un antico regime autocratico, sempre più distante dalla sua popolazione. In una singolare coincidenza, il rais esce di scena nel giorno del 32esimo anniversario della rivoluzione islamica iraniana. Ora, i destini dell’Egitto sono nelle mani dell’esercito. Il Consiglio supremo della Forze armate dovrebbe sciogliere il Parlamento, licenziare il governo e iniziare a governare la transizione assieme alla Corte Costituzionale. I carri armati bloccano ancora le entrate di midan Tahrir, oggi più che mai la piazza della «Liberazione». Molte persone si fanno fotografare accanto ai soldati. «Una mano sola, l’esercito e il popolo», è uno degli slogan più strillati nel caos della festa. La transizione ha il volto dei soldati: «Studieremo le misure da prendere», ha detto un portavoce leggendo un comunicato alla tv di Stato. Poche ore prima, l’esercito aveva fatto sapere che avrebbe garantito una transizione pacifica. Difficile capire cosa sia successo ai vertici del regime tra il discorso di giovedì di Mubarak, in cui il rais delegava i poteri a Suleiman ma rimaneva presidente, e le dimissioni di ieri. Ora, secondo le indiscrezioni della stampa, l’ex presidente è nella sua villa di Sharm el Sheikh. L’esercito si è trovato in una posizione difficile: diviso tra la sua lealtà al rais, un ex ufficiale, e la difesa del popolo che chiedeva il suo appoggio, spiega Khairi Abaza, un ex leader del partito liberale al Wafd.

Via “Il Giornale”

Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2011. 1 commento